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5 marzo 2016 ,

Guignol

ABILE LABILE

26 febbraio 2016 - Atelier Sonique

La creatura musicale milanese Guignol a due anni di distanza dall’ultimo graffio, ritorna con una nuova pelle e una nuova idea sonora dal titolo “Abile Labile”, sesto episodio della sua lunga e importante carriera. Pierfrancesco Adduce, anima e leader della band, rinuncia per questa volta ad avere il completo controllo dello sviluppo artistico dell’opera concentrandosi eminentemente sulla forma testuale. Ne sortisce una narrazione cupa, estraniata e dalle cadenze tardo gotiche. L’enfasi con la quale le linee di basso stritolano le melodie ne sono una evidente manifestazione; allo stesso modo la il costante equilibrio tra esistenza e rivendicazione sociale sono i segni di una stagione andata della italica produzione musicale che non è realmente mai passata. Ci riferiamo in particolare al contrappunto che la denuncia dello scempio ILVA a Taranto di Polvere Rossa, Labbra Nere va a comporre con il violino straziante di Il Cielo Su Milano. E tutto il lavoro di Pier Adduce sembra rincorrere storie attente a mordersi la coda tra profilo pubblico e micronarrazione individuale come in Sora Gemma e il Crocefisso e Salvatore Tuttofare. Storie di vite resistenti e di suoni che provano ad essere spuri come il carattere degli esseri presi nel gioco di “Abile Labile”. C’è spazio per tutto e tutti in questa commedia umana volgare e dolorosa, anche per il priapismo tricolore de La Coscienza di Ivano, per il rock lievemente noise del Rifugio dei Pescatori oppure per il riff dissennato di Piccolo Demone.

 

Guignol, seguendo il percorso intrapreso con il precedente “Ore Piccole”, vorrebbe ghermire la nostra immaginazione con tanta forza quanti sono i generi musicali e le posture intellettuali con cui si confronta. Tuttavia la lotta è impari e la commedia umana si trasforma presto in commedia delle cose e il lirismo de Il Merlo, cover di Pietro Ciampi, in stridore mortifero. L’impressione è che la profondità tecnica e emotiva della band sia continuamente ricacciata in alto verso la superficie melmosa di un eccessivo afflato libresco facilmente rintracciabile nella cattiveria dal retrogusto sludge de L’uomo Senza Qualità.

Luca Gori

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