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13 aprile 2012 , ,

Anaϊs Mitchell

YOUNG MAN IN AMERICA

2012 - Wilderland Records
[Uscita: 28/02/2012]

Anaϊs Mitchell YOUNG MAN IN AMERICA # Consigliato da DISTORSIONI

La songwriter del Vermont, il cui debutto risale al 2004, pubblica ora il suo quarto lavoro sulla sua neonata etichetta, abbandona così la Righteous Babedi Ani DiFranco, per la quale aveva inciso fra l’altro l’interessante e riuscito “Hadestown” del 2010, rivisitazione in un’America aggredita dalla crisi economica del mito di Orfeo e Euridice. E il tema della crisi e della recessione è presente anche qui, trasfigurato in figure di giovani uomini in cerca di protezione, Young Man In America, o nella drammatica riproposizione del terribile racconto biblico di Abramo e Isacco in Dyin’ Da”. Altro tema centrale è quello del rapporto col padre, non a caso la copertina lo raffigura in una foto in cui è ritratto all’età di trent’anni, la stessa di Anaϊs Mitchell oggi. In Wilderland il padre è evocato come il pastore che deve proteggere dai lupi ululanti, come colui che 'non ha lasciato un testamento/ha lasciato una pala e un buco da riempire' in He Did o come il pastore di Shepherd, il cui testo è tratto da un racconto che il padre ha scritto prima di diventare docente universitario: mentre la moglie corre in clinica a partorire, continua a lavorare per salvare il raccolto dalla pioggia, ma quando giungerà in ospedale scoprirà che moglie e figlio sono morti di parto.

 

 

Anaϊs Mitchell  fa parte di quell’America che ci piace, una volta si sarebbe detto l’altra America, figlia di Woody Guthrie e dall’animo ribelle e indipendente, fatta di grandi spazi e sentimenti forti e intollerante verso le ingiustizie e i soprusi. La sua musica non può non richiamare Ani DiFranco, non a caso il disco è prodotto in modo eccellente da Todd Sickafoose, che della DiFranco è collaboratore storico, ma la sua voce acuta e sottile ne fa un incrocio fra Joanna Newsom e P.J. Harvey in versione folk. Le undici tracce di questo “Young Man In America” risultano convincenti sia nei suoi episodi più introspettivi e dolenti sia in quelli più vibranti ed energici, gli arrangiamenti impreziosiscono le canzoni grazie alla pluralità degli strumenti utilizzati, dalla tromba al flauto, dal violino all’organo, e alla chitarra sia ritmica che in fingerpicking, eccellente quello di Dyin’ Day. Non perdete quindi l’occasione di avvicinarvi a questa cantautrice della malinconia e dell’insicurezza dei nostri cupi giorni, e magari andiamola a vedere nei concerti che dovrebbe tenere a maggio nel nostro Paese.

 

Ignazio Gulotta

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