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30 ottobre 2015 ,

Admiral Fallow

TINY REWARDS

2015 - Nettwerk Music Group-Self
[Uscita: 04/09/2015]

Scozia  

 

AdmiralFallow_TinyRewards_2400Terzo disco per gli scozzesi Admiral Fallow, che abbandonano le sonorità acustiche dei primi due album, in favore di una svolta elettrica. In questo “Tiny rewards” la matrice folk rimane sullo sfondo, nell’impronta melodica, ora siamo più vicini a un rock influenzato dal progressive, perlomeno in alcuni brani in cui la melodia è preponderante e lo sviluppo compositivo più articolato rispetto alla media della canzone pop o folk, potremmo paragonarli come attitudine agli americani Midlake.

Nei primi dischi la composizione era totalmente in mano al frontman Louis Abbott, mentre ora è collettiva. I ritmi sono presenti, la batteria è potente, a volte squadrata, come in Evangeline, le chitarre elettriche ma di rado distorte. La voce di Louis si intreccia con quella della tastierista Sarah Hayes creando armonie piacevoli. In It happened in the fall, dove le tastiere si abbinano ad un ritmo molto minimale e giocato sui tamburi, e la melodia si fa malinconica, non siamo distanti dalle atmosfere di certa tarda new wave.

 

Anche quando i ritmi si fanno più sostenuti, come in Holding the strings, la melodia è sempre suadente e di ampio respiro, il gruppo punta molto sulla cantabilità delle composizioni, non è mai stridente, non cerca sperimentazioni o soluzioni estreme, ma si mantiene in un gradevole mainstream rock, senza però cedere ad ammiccamenti commerciali. Pianoforte e tastiere in evidenza in Sunday, altro brano malinconico, in cui però la voce dovrebbe avere maggiore espressività, il tono è un poco monocorde.

Admiral Fallow_WebRes_001Chitarre più in evidenza nei brani seguenti, Building as foreign e Salt, che però non diventano per questo esempi di rock duro, ma sono invece altrettanto intimiste e discrete, anche per via del cantato sempre in punta di voce di Abbott e Hayes che, molto britannici anche in questo, non lasciano mai esplodere sentimenti e ed espressività, ma cantano e suonano con l’understatement tipico di quelle lande, così diverso dalla passionalità di noi mediterranei. Solo in Some kind of life il cantante alza un poco i toni, e qui allora è un notissimo gruppo irlandese a tornare alla mente, pur nell’evidente diversità stilistica. Un disco un po’ derivativo e non particolarmente originale, ma che si lascia ascoltare volentieri, i brani sono tutto sommato validi sul piano compositivo. Gradevole per chi ama atmosfere autunnali e molto british. 

Voto: 6.5/10
Alfredo Sgarlato

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