Migliora leggibilitàStampa
1 Giugno 2022 ,

Şatellites Şatellites

2022 - Batov Records
[Uscita: 01/04/2022]

«Situato da qualche parte tra i misteriosi vicoli della Istanbul degli anni '70 e il sole cocente e il mare cristallino di Jaffa,», così definiscono la loro musica gli stessi Şatellites , band per l’appunto di Jaffa dedita a una musica che omaggia e si ispira al rock psichedelico turco degli anni Settanta. Il disco è interessante intanto perché dimostra come vi sia una costante riscoperta di quell’eccezionale repertorio che fiorì in Turchia e che rimane un territorio per gran parte inesplorato qui in Occidente. Ed è un bene che gli artisti coverizzati siano stati scelti non fra gli autori che hanno avuto maggior risonanza internazionale, come Bariş Manço, Erkin Koray o i Moğollar, ma di artisti meno noti come la cantante Kamuran Akkor o il chitarrista Zafer Dilek. Prima di loro ci sono state almeno due eccellenti band come gli Altin Gün, ensemble olandese-turco, e i turchi Derya Yildirim & Grup Şimşek che si sono dedicati a riproporre oscure perle del rock anatolico, curiosamente i Satellites hanno in comune con i gruppi citati una frontwoman, ma diciamo subito che Yuli Shafriri, pur decisamente gradevole, sembra avere meno forza e carisma delle altre due cantanti. Il disco si apre con Big Baglama, uno strumentale originale, che ci introduce alle atmosfere tipicamente psichedeliche del rock anatolico, all’interplay fra chitarra e il sax elettrificato si uniscono i suoni vintage dei sintetizzatori, in Hudayda dopo un inizio rutilante delle percussioni le atmosfere si fanno più melodiche con il canto femminile che sposa una sensualità tipicamente orientale. Altro brano originale è Disko Arabesque un funky disco in salsa mediorientale, molto belli il sax e le tastiere di Olurmu Dersin che danno un tono spigliato e vibrante al classico della Akkor, di quest’ultima è ripresa anche Zuhtu registrata dal vivo, che insieme a Yar Oi, è la traccia più debole del lotto. Invece molto riuscita per la combinazione di psichedelia, funk e una vena di malinconia è Seni Sen Olduğun İçin Sevdim, e Yekte è un trascinante strumentale. Prima della cover di Cecom, brano degli alfieri della psichedelia stambuliota Baba Zula, presente nel bellissimo documentario di Fatih Akin “Crossing The Bridge: The Sound Of Istanbul”, posto in chiusura c’è il brano migliore del disco Yağmur Yağar Taş Üstün, canzone tradizionale che l’arrangiamento dei Şatellites porta nei territori di una psichedelia rarefatta con la chitarra che disegna arabeschi tinti di malinconia prima che il brano si infiammi di elettrici bagliori.

 

 

 

 

 

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

Audio

Inizio pagina