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7 maggio 2016 ,

Tides From Nebula

SAFEHAVEN

2016 - Long Branch Records
[Uscita: 06/05/2016]

Polonia  

 

TidesFromNebulaSaveheavenIl ritorno all’incisione discografica sulla lunga distanza, per i tipi della Long Branch Records, dei Tides From Nebula, meritoria band polacca al quarto album, segna un altro punto a loro favore. Esponenti di punta di un rock strumentale di rimarchevole livello, con escursioni puntuali e alquanto azzeccate nei territori suadenti di certo shoegaze (vien da pensare all’istante a gruppi quali Slowdive o God Is An Astronaut) i quattro ragazzi polacchi assurgono a una forma di maturità artistica non priva di punte di autentica eccellenza, pur in un genere musicale che raramente, ormai, registra innovazioni significative. Eppure, Adam Waleszynski (chitarra), Maciej Karbowski (chitarra, synth), Przemek Weglowski (basso), Tomasz Stolowski (batteria), riescono a imbastire un album di assoluta gradevolezza. Gli otto frammenti sonori di “Safehaven riescono a disegnare un percorso musicale di grande freschezza, a partire dalla title-track Safehaven, intrigante miscellanea di space-rock e shoegaze, nella quale le chitarre recitano una parte predominante.

 

La tirata techno nell’incipit di Knees To The Earth, a cui subito si sovrappone l’intervento graffiante della chitarra, traccia un sentiero che si stempera nel finale in un rock classico e potente nell’insieme. Di matrice più evocativa è certamente All The Steps I’ve Made, TFN Fotomentre il ritmo torna a farsi più sostenuto con The Lifter, affascinante gioco di specchi in chiave post-rock venato da una punta di psichedelia.

Su una base percussiva di ottimo impatto si svolge poi il nastro sonoro di Traversing, prima di cedere il passo a indiavolati intrecci chitarristici, con distorsioni a profusione. Colour Of Glow rappresenta un frammento di transizione meditativa prima dell’epilogo, con la cavalcata rock di We Are The Mirror, potente, impeccabile, forse il miglior episodio dell’album, e con la traccia finale Home, sospesa tra neo-psichedelia e post-rock classico, il giusto sigillo a un album che benché in talune parti appaia un poco monocorde  brilla in quanto a gradevolezza armonica e fluidità espressiva.

Voto: 7/10
Rocco Sapuppo

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