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14 gennaio 2017 ,

RPWL

RPWL PLAYS PINK FLOYD’S ‘THE MAN AND THE JOURNEY’

2016 - Gentle Art of Music
[Uscita: 28/10/2016]

Germania

 

The man and the journey, l'uomo ed il viaggio. 1969, due lunghe suite, R.Waters, D.Gilmour, R.Wright, N.Mason: sembra non conoscere termine l'abnegazione viscerale che lega i RPWL ai Pink Floyd; formatosi due decenni or sono come cover-band della formazione anglosassone, il gruppo di Frisinga nonostante una ragguardevole discografia -ad oggi sei album inediti, il primo nel 2000- nel corso degli anni non ha mai totalmente reciso il cordone ombelicale da quella che è stata l'icona musicale ispiratrice. Così dopo che nell'agosto 2015 la label teutonica Gentle Art of Music ha distribuito una loro raccolta di incisioni live (“RPWL plays Pink Floyd”) con riletture dedicate principalmente ai successi della prima ora di Waters & C. adesso l'attenzione finisce per concentrarsi su composizioni mai ufficialmente registrate, improvvisazioni dei Pink Floyd che hanno visto solo in un secondo tempo parte dei loro movimenti inseriti in progetti di studio. Tracce come Cymbaline, A Saucerful of Secret, Grantchester Meadows e Green Is the Colour sono entrate successivamente a far parte delle tracklist di capolavori come “Soundtrack for the Film More” e “Ummagumma”.

 

Registrato live al De Cacaofabriek di Helmond (Paesi Bassi) RPWL Plays Pink Floyd's 'The Man and the Journey suddivide in due perfette sezioni -di sette tracce ciascuna- le elucubrazioni psichedelico-sperimentali floydiane ribadendo la meticolosa preparazione e la maniacale conoscenza in materia del quintetto teutonico formato da Yogi Lang (voce, tastiere), Kalle Wallner (chitarra), Marc Turiaux (batteria), Markus Jehle (tastiere, piano) e Werner Taus (basso). E' da chiedersi però se questo ostinato percorso a ritroso rivolto verso i primordiali istinti non rappresenti una battuta d'arresto creativa dei RPWL, soprattutto in virtù delle moltissime ombre (e i limitati bagliori) addensatesi sull'ultimo lavoro inedito (“Wanted”) datato 2014. Resta particolarmente ostico stabilire quanto posso ripagare un disegno artistico come questo; raffinato ed originale quanto si voglia, è pur sempre da catalogare come rivisitazione (e ben sappiamo quanto spesso questo tipo di attività non siano viste di buon occhio dagli estimatori di genere). Quindi aldilà della conferma inequivocabile dell'eccellente tecnica esecutiva dei musicisti in gioco questa testimonianza dal palco si rivela un episodio artistico che non impreziosisce il repertorio di Lang e soci, decisamente lontani dal dispensare novità concrete, e da incasellare come enfatico tributo. Come sottolineato dall'eloquente titolo. 

 

Voto: 6/10
Alessandro Freschi

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