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15 luglio 2017

Galahad

QUIET STORMS

2017 - Avalon Records
[Uscita: 15/05/2017]

Inghilterra  

 

galaProvengono dal bel mezzo degli anni ottanta i primi segnali di vita dei Galahad, band originaria del Dorset contrassegnata da un mitologico quanto elusivo moniker (la fonte di ispirazione è da attribuire all'intestazione di una ditta di frutta e verdura presso la quale prestava servizio uno dei membri fondatori del gruppo e non al leggendario cavaliere del ciclo arturiano). Nata come cover band di Led Zeppelin, Genesis e Rush la formazione ha attraversato una fase iniziale senza dispensare significativi 'squilli di tromba', attestandosi ai margini del movimento progressive di seconda generazione con produzioni dignitose, ma deficitarie in fatto di originalità. Un sostanziale cambio di passo è arrivato all'alba del nuovo millennio quando, dopo un breve intervallo di riflessione, la band è tornata a far capolino sulle scene inanellando in rapida successione album di buona fattura quali “Year Zero” (con la collaborazione di John Wetton), “Empires Never Last” e Beyond The Realms Of Euphoria”, tutti rigorosamente prodotti e distribuiti dalla label Avalon Records fondata dagli stessi Galahad nel 1989.

 

Adesso Stuart Nicholson (voce), Spencer Luckman (batteria), Dean Baker (tastiere) e Tim Ashton (basso), dopo essere rimasti orfani del chitarrista-fondatore Roy Keyworth ed in attesa di rendere disponibile un nuovo progetto (previsto per inizio 2018), pubblicano “Quiet Storms” insolita raccolta di rivisitazioni in chiave acustica di brani del passato, Galahad-2contornata di tracce inedite e cover. A dar man forte ai Galahad in questa inaspettata veste introspettiva intervengono, tra gli altri, la talentuosa fiatista Sarah Bolter, il chitarrista Karl Groom (Threshold) e la vocalist dei Magenta Christina Booth. Il risultato che ne fuoriesce si colora di tinte in chiaroscuro. Pur premiando l'ardimentoso stile della proposta, la rimasticatura di certi classici non sempre appare all'altezza delle versioni originali così come alcune composizioni di nuovo taglio, inserite in una track-list ammorbata dal disteso taglio ballad, tendono a peccare di eccessiva prevedibilità. 

 

Sorprendentemente colpiscono le riedizioni di Marz (And Beyond)Mein Herz Brennt (rispettivamente di John Grant e dei teutonici Rammstein), brani bizzarramente inquadrati sotto una nuova e inconsueta angolazione mentre tra i vari remake Beyond the Galahad-1BarbwirePicture of Bliss e la sinfonic-version di Easier Said Than Done appaiono gli episodi più azzeccati. Inequivocabile transitorio nella trentennale discografia targata Galahad, “Quiet Storms” è la classica proposta - di gradevole ascolto - che risulta fine a se stessa e che non cambia, nel bene e nel male, di una sola virgola le impressioni sin qui maturate sulla compagine d'oltremanica. Non ci resta quindi che attendere tempi e tempeste (sonore) migliori.

 

Voto: 6,5/10
Alessandro Freschi

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