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14 giugno 2016 ,

Henry Threadgill Ensemble Double Up

OLD LOCKS & IRREGULAR VERBS

2016 - Pi Recordings
[Uscita: 01/04/2016]

Stati Uniti     #consigliatodadistorsioni

 

coverCome molto del mondo che ci circonda, il jazz non vive la sua epoca d’oro. I titani che ne hanno fatto la storia e la gloria ci hanno lasciato ormai quasi tutti e i loro eredi, con poche eccezioni, non hanno statura comparabile, né personalità, si limitano a muoversi nel solco di una tradizione ormai consunta, quando non addirittura a copiare i propri modelli. Le eccezioni sono quindi ancor più lodevoli ed Henry Threadgill fa certo parte di questa sparuta quanto combattiva schiera. Non è un ragazzino, il signor Threadgill, classe 1944, da Chicago, Illinois, uno che ha sempre percorso sentieri difficili, tra contaminazioni di generi, utilizzo di strumentazioni inusuali e collaborazioni borderline. Diplomato in piano, flauto e composizione al prestigioso American Conservatory of Music della sua città natale, ha imbracciato il sax baritono e, man mano, tutta la serie delle ance, con una preferenza per il sax alto e il flauto. È membro originario della leggendaria AACM (Association for the Advancement of Creative Musicians), la vera accademia del jazz creativo fondata nei meravigliosi sixties dal gigantesco Muhal Richard Abrams, della quale, per fare un solo nome, faceva parte il magnifico Art Ensemble of Chicago. Nella sua ormai lunga carriera ha sperimentato composizioni per gruppi dal trio alla big band, scritto colonne sonore e composto musica contemporanea. Come si vede, un personaggio a tutto tondo, un uomo dalla creatività instancabile. Negli anni ’70 è membro degli Air, acclamato trio free, poi forma un sestetto a suo nome, in effetti un gruppo di sette musicisti in cui il doppio batterista viene calcolato come uno strumento unico, con cui incide sei album.

 

Henry-Threadgill-3La ricerca si spinge oltre con il gruppo seguente, chiamato Very, Very Circus, un altro settetto con due chitarre elettriche, due tube, un trombone e la batteria, oltre ovviamente alle sue ance, in cui la tematica del doppio strumento viene portata avanti e affinata. Il nuovo secolo vede Threadgill sempre nella prima linea dell’avanguardia jazzistica (e oltre), con gli Zooid, il suo attuale sestetto, ancora con una strumentazione inusuale (ance, tuba, chitarra acustica, violoncello, basso e batteria) che ancora una volta mette al centro le interazioni compositive e improvvisative tra coppie di strumenti omologhi. 

Questo lungo quanto doveroso cappello per introdurre il lavoro di cui ci occupiamo, nel quale, sorprendentemente, Threadgill non suona affatto, ma si limita a 1) comporre e ad orchestrare le quattro sezioni, prive di titolo in quanto la composizione è intesa come un tutto unico,  2) ad affidarne l’esecuzione a due pianisti, Jason Moran e David Virelles, due sax alto, Roman Filiu e Curtis Mac Donald, al violoncello di Christopher Hoffman, threadgill_edits_alla tuba di Jose Davila e alla batteria di Craig Weinrib. Strumentisti di gran classe, ovviamente, per una composizione dedicata da Threadgill all’amico e collega, pioniere della musica, Lawrence D. “Butch” Morris, scomparso nel 2013, eseguita per la prima volta dal vivo alla New York Winter Jazz Fest del 2014 con un successo tale da richiederne una seconda esecuzione. La versione presente su questo CD è rimaneggiata rispetto a quella eseguita all’epoca, caratterizzata da un finale possente e pirotecnico: si apre con un delicato interplay tra i due pianoforti per crescere man mano attraverso lunghi assolo, melodie oblique, ritmiche fratturate, fino alla quarta sezione, quasi un inno dissonante, deragliante, alla memoria di Butch Morris. In buona sostanza, una grandissima performance, un album da sentire e risentire, difficile ma emozionante.      

Voto: 8.5/10
Luca Sanna

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