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25 luglio 2016 , ,

Chat Noir

NINE THOUGHTS FOR ONE WORD

2016 - Rarenoise Records
[Uscita: 20/05/2016]

Italia-Germania

 

Chat Noir coverGente che va e gente che viene: tra quelli che se ne vanno c’è il batterista storico del trio Giuliano Ferrari (che però assicura il suo apporto live) e tra quelli che arrivano nientemeno che J. Peter Schwalm già collaboratore di Brian Eno e autore del recente e ottimo “The Beauty Of Disaster” (Rarenoise Records, 2016) già recensito su queste stesse pagine. Chat Noir resta comunque un trio con Michele Cavallari al piano e tastiere e Luca Fogagnolo al basso e contrabbasso, senza batteria ma con il mare di beats, trattamenti elettronici, loops e altri vari ammennicoli del musicista tedesco. Il jazz sperimentale per cui è conosciuto il trio non abita più qui si potrebbe dire e non sarebbe niente di più vero. L’apporto di Schwalm conduce verso altri lidi sempre sperimentali ma virati all’elettronica creando un ibrido non del tutto riuscito benché ancora piacevole. Il rischio è quello dello scivolone nella new age più mainstream, che più di una volta viene sfiorato negli otto brani che compongono l’album.

Tra questi l’indianeggiante e banalotta Eternally Tranquil Light che apre l’album, la semplicistica Soft Ground che pur partendo da una base minimal/Rileyana si perde in un ritornellino canzonettistico quasi irritante, salvato, ma solo in parte, dal bel momento di contrabbasso suonato con l’archetto e dal finale “tronico”, e Uneven, altro esempio di canzonettismo elettronico degno di Jean-Michel Jarre. Anche Detuning Leaves non si fa chat-noir fotoamare particolarmente con il suo incedere a là Ryuichi Sakamoto più commerciale, ma per fortuna c’è dell’altro: in Blinking Neon il trio diventa un quartetto con l’apporto di Daniel Calvi alle chitarre proponendo un bel brano di robusta elettronica spinta, mentre in Momentary Continual il quartetto diventa quintetto nell’unico brano cantato da Alessandro Tomaselli che si muove addirittura in territori post rock. Vertici dell’album la pianistica Fundamental Mind dove il jazz torna a farsi sentire con splendida ispirazione jarrethiana e Kristallized Flow che chiude il CD con un esperimento, anche qui affidato interamente al piano di Cavallari, che si muove in territori tra Ludovico Einaudi e rarefazioni ambient.

Voto: 6/10
Maurizio Pupi Bracali

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