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31 Marzo 2016 , ,

The Raptor Trail NEW WORLD

2016 - MBM Entertainment
[Uscita: 11/03/2016]

Stati Uniti      #consigliatodadistorsioni     

 

raptortrailnewworldNel corso delle ultime quattro decadi hanno preso forma alcune bands che sceglievano di abbracciare uno schema particolarmente iconico di tutto un immaginario rock, e cioè il cosiddetto “power trio” (la formula essenziale chitarra/basso/batteria, con uno o più di questi strumentisti in veste anche di cantante/i), prendendo però le distanze dal classico stile tipicamente blues di gruppi storici come i Cream, o gli Experience.

Per esplorare altre formule, con fraseggi bassistici veloci e complessi, spesso mutuati dal jazz-rock, dal funky o dalla fusion, costrutti di chitarra certamente debitori del blues, ma spesso in equilibrio tra imprevedibilità zappiane, riff metal, divagazioni soliste ad alto tasso virtuosistico, il tutto ovviamente condito da un drumming altrettanto spiazzante, fatto di tempi dispari, accenti spostati, stacchi repentini e ricami sulle percussioni che vanno oltre il semplice apporto ritmico. Spesso queste strane bands, dal sound unico e incatalogabile, sono state archiviate, per comodità, nell’immenso e variegato calderone del progressive rock, pur essendo prog molto più per attitudine che per reale aderenza agli stilemi e stereotipi di genere. I tre nomi più significativi di questo modo di far musica sono stati certamente dalla seconda metà degli anni ’70 i Rush, nel corso degli anni ’80 i King’s X e dagli anni ’90 i Primus

 

trailOvviamente, così come le definizioni di genere, anche queste collocazioni temporali sono di comodo, dal momento che tutte e tre le bands non si sono espresse per un solo decennio ma sono ancora in attività (sebbene i Rush abbiano ormai annunciato un graduale pensionamento). Poteva dunque il nuovo millennio restare orfano di un gruppo che proseguisse questa nobile tradizione? La risposta è arrivata con questi validissimi Raptor Trail: Matthew Mayes, John Meyer e Gene Bass dal North Carolina. I quali, sia chiaro, non assomigliano a nessuna delle bands sopraelencate, come del resto i tre gruppi presi a esempio non si assomigliano affatto tra loro, eppure c’è un palese “fil rouge”, nello spirito più che nel sound, che li accomuna. 

La partenza bruciante di "New World", loro secondo album (dopo l'omonimo "The Raptor Trail", 2015, MBM Entertainment), è Four Times, con il basso in primo piano, chitarre taglienti e splendide raptorarmonie vocali di scuola tipicamente americana, mette subito le cose in chiaro, mentre Grace è la ballad che tutti vorrebbero saper scrivere, intrisa di grunge e di country. Le atmosfere spaziali e surreali di certi Rush le ritroviamo nella sognante Desolation, retta però da un cantato che ricorda da vicino i Red Hot Chili Peppers. I circa nove minuti di durata di Going to Dublin, oltre a rappresentare uno dei massimi vertici del disco, sono forse l’incursione della band più vicina al confine con i territori del progressive, seppur riletti con una dissacrante vena rock’n’roll e con armonie chitarristiche quasi AOR, intervallati a bruschi rallentamenti di chiara scuola floydiana. Insomma: una band destinata a lasciare il segno negli anni a venire quanto le tre che, per attitudine, ne hanno tracciato il cammino.

Voto: 8/10
Alberto Sgarlato

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