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9 Maggio 2020 ,

Polyrhythmics  Man From The Future

2020 - Color Red Records
[Uscita: 08/05/2020]

Chissà quanti avranno sentito parlare di questa formazione americana che ha reinventato il concetto di ‘space-funk’, come ci piace definirlo, negletto sin dai tempi di band seminali come i Funkadelic di George Clinton, ad esempio. Ebbene, i Polyrhythmics da Seattle da un decennio sulla breccia e con all’attivo una mezza dozzina tra Ep e lavori sulla lunga distanza, l’ultimo dei quali nel 2017., il notevole “Caldera”, colpiscono ancora con questo ulteriore prezioso tassello, “Man From The Future”. Formata da ben otto elementi (Ben Bloom, chitarra elettrica; Grant Schroff, batteria; Nathan Spicer, tastiere; Jason Gray, basso; Scott Morning, tromba; Art Brown, sassofono; Elija Clark, trombone; Karl Olson, percussioni), la band americana propone un programma interamente strumentale su base fondamentalmente funky, con puntate nei territori della più intrigante psichedelia, con esiti alquanto stupefacenti. A partire dall’iniziale Yeti, Set, Go, dove a una severa pulsazione bassistica subentrano il sinuoso suono del sax e l’intreccio virtuoso della chitarra slide, a creare un’atmosfera di grande suggestione. Sempre la sezione ritmica e il germinare dei fiati innescano un sound di grande impatto in The Cutdown, con un filo morbido di tastiere a completare il quadro. Su stilemi cari a fantasmi di derivazione ‘clintoniana’ si snoda, poi, la superba linea di Digital Cowboy, dove all’iniziale ossessivo tempo del basso si giustappone il suono pregnante del sax, prima che le volute sapienti della chitarra disegnino architetture melodiche di gran pregio. Uno stile di matrice tex-mex, scanzonato e frizzante, si impossessa dei solchi di Chelada, forse l’episodio più leggero dell’album. La title-track, Man From The Future, si sviluppa secondo schemi di sontuoso jazz-funk, con la tromba di Morning che ricama note adamantine sopra il molle velluto sonoro dell’insieme, e le evoluzioni sincopate della chitarra completano il quadro. La possente tessitura espressiva di Corpus Callosum, col suo ritmo quadrato e psych-jazz oriented fatto di percussioni abilmente modulate, e la struttura circolarmente funky della conclusiva Man From The Future Reprise, sigillano un album di pregevole livello.

Voto: 8/10
Rocco Sapuppo

Audio

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