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20 settembre 2014 , ,

Sean Rowe

MADMAN

2014 - Anti-Self
[Uscita: 09/09/2014]

USA

sean-rowe---bigRitorna a distanza di due anni il ruvido cantore dell’America dei loser, con la sua voce arrocchita e baritonale che porta nel timbro le stratificazioni di una vita di giramondo e di ribelle solitario, una figura certo non nuova nell’immaginario americano, ma che rimane ricca di fascino e di rimandi ad una tradizione gloriosa. Coerentemente con il suo stile di vita Sean Rowe in questo ultimo anno ha girato per il paese con la sua chitarra tenendo piccoli show nelle case dei suoi fan, un atteggiamento schivo e semplice per un uomo che rifugge i grandi assembramenti e ama la natura e i luoghi appartati. Il video di Madman è esplicativo dell’universo di Rowe: i grandi spazi, le moto, i cavalli, le stazioni di servizio, immagini dei suoi concerti casalinghi, i bar frequentati da uomini in salopette e cappelli da cowboy, e lui che si aggira solitario a grandi passi, barba lunga e chitarra. I luoghi topici dell’hobo, dell’artista un po’ maledetto e refrattario al mainstream. La svolta nella vita e nella carriera artistica dell’ormai quarantenne Rowe è iniziata quando la Anti lo ha messo sotto contratto dandogli un’inattesa e meritata visibilità. Rispetto al precedente disco qui Sean Rowe opta per arrangiamenti in cui la dimensione folk e country sposa la musica black, soul, gospel, blues, ed è maggiore la presenza degli strumenti elettrificati. 

 

Il risultato è certamente una più immediata fruibilità delle sue ballate aspre e rurali, anche per la presenza del coro femminile che ne amplia lo spettro emozionale. Ma non sempre il risultato convince appieno, un po’ quello che accade con certi tentativi di rendere più leggere certe ricette tradizionali che hanno proprio nella robusta semplicità dei sapori la loro forza. Perché il punto di forza di Rowe è la sua voce scura, profetica, evocativa, virile, fra Tom Waits e Leonard Cohen: la sua suggestione rischia di essere sminuita da seanarrangiamenti troppo ricchi e ritmi troppo sostenuti, a lui si addicono i tempi lunghi, le sonorità scarne e ruvide come le sue ballate intrise di malinconia. Intendiamoci “Madman” è un signor disco che contiene eccellenti canzoni, molte di queste conquistano immediatamente il cuore, in particolare Razor Of Love, commovente canzone d’amore sotto lo sguardo di Leonard Cohen che conferma la vena poetica del musicista («La mia faccia è una casa in riparazione senza speranza, la tua gioventù si allontana dai bei capelli,, ma io voglio invecchiare con te»), My Little Man, una struggente ballata dedicata al figlio, o il blues sudista di Done Calling You. Convincono meno le pur gradevoli Desiree, un soul alla Otis Redding o il gospel di It Want Be Long. In ogni caso non si può non amare e avere rispetto per uno che scrive versi come questi: «When the road takes me to the other side of the world let a walnut tree replace me, give my body back to the birds. You can call me a mad man but I am spoken for»

Voto: 7/10
Ignazio Gulotta

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