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18 marzo 2013 ,

Daughter

IF YOU LEAVE

2013 - 4AD
[Uscita: 18/03/2013]

Daughter-If-You-LeaveForse qualcuno avrà già sentito parlare di Daughter, il moniker sotto il quale si celava la londinese Elena Tonra già nel 2010 anno in cui si mette al lavoro per pubblicare un primo demo EP. Nello stesso anno incontra al college  il compagno di studi Igor Haefeli che si unisce al progetto  in veste di chitarrista dando vita nell’aprile 2011 all’EP  “His young heart” seguito poi, con l’arrivo di Remi Aguilella alla batteria dal secondo EP "The Wild Youth" che porta la Tonra a trasformare definitivamente l’iniziale progetto solista in un vero e proprio gruppo. Nel frattempo di loro si accorge la 4AD che li mette sotto contratto e fa uscire il loro album di debutto “If you leave”. Il disco è prodotto da Haefeli insieme a Rodaidh McDonald (The xx, Adele) e Jolyon Vaughan Thomas (Maps), mixato da Ken Thomas (Sigur Ros, M83) negli High Bank Studio e masterizzato nei mitici Abbey Road Studios. 

 

Tutto questo per dire che la produzione di livello c’è e si sente! Si sentono le atmosfere eteree dei primi Xx e la voce cantautorale di Adele così  come i testi delle canzoni sono intimi e personali come in una catarsi della Tonra a tirar fuori ciò che la tormenta in un coraggioso viaggio interiore dal sapore liberatorio una volta giunto a conclusione. La iniziale matrice folk del gruppo fa capolino qua e là come nelle intro di SmootherYouth per lasciare però poi spazio alla minimal electronic di stampo Xx piuttosto che gli ultimi Esben And The Witch, ma con una coralità che ci ricorda una Florence Welsh più intimista nel raccontarci in forma di diario il suo senso di soffocamento nella prima, con una batteria più vibrante e cadenzata nel caso della seconda che è era già presente nel precedente EP. Lo stile cantautorale di Elena la porta ad accostarla più a Natasha Khan che a Romy Madley Croft. Anche la ritmica incalzante di Human che ci riporta ad ambientazioni folk e il desiderio di contatto umano di Touch vibrano di una poetica capace di incastonarsi sussurrando all’interno di linee di chitarra circolari e algidamente penetranti uniti a beats essenziali quanto diretti al cuore.

 

Il folk c’è e si sente, ma lo spirito di gruppo porta sempre ad annegare il tutto in un senso di spazio ristretto come nella bellissima Amsterdam o nei delicati arpeggi di chitarra della conclusiva Shallows, incantevole nella sua semplicità ritmica in crescendo ed in una voce capace di rapirti per un viaggio che vorresti non finisse mai ed in cui il titolo del disco trova la sua più naturale materializzazione. C’è anche la capacità di esplorare sonorità quasi dance come nell’iniziale Winter o Still che, probabilmente potranno, in qualche versione remix, trovare spazio nei dancefloor più alternativi. Suoni e melodie semplici quanto immediate e testi scritti in prima persona che ci raccontano un malessere interiore che pervade tutto il disco sin dal titolo esplicativo nella sua paura dell’abbandono. Brani che richiedono più di un ascolto per penetrarne i vari strati che li compongono, per un esordio che ha la sua forza in un gruppo che a dispetto della sua giovane età lascia già trasparire una stupefacente maturità unita ad un gran potenziale per il futuro, e probabilmente un serio candidato a uno dei migliori esordi sulla lunga distanza dell’anno. Da avere!

Voto: 7.5/10
Ubaldo Tarantino

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