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26 gennaio 2012 ,

The Big Pink

FUTURE THIS

2012 - 4AD
[Uscita: 17/01/2012]

Il duo londinese Robbie Furze e Milo Cordell, ha creato il progetto Big Pink nel 2007 arrivando da esperienze diverse passate dalla creazione da parte di Milo della etichetta Merok (Crystal Castles, Salem e Teengirl Fantasy) e dalla presenza di Furze nella scena Industrial nei Panic DHH e collaborazioni con Alec Empire degli ATR. Esperienze evidenti nella volontà di partire da esse per creare un suono digitale ma di accesso al grande pubblico e che li ha portati nel 2009 al debut-album “A brief history of love” su 4AD dopo che si erano guadagnati l’attenzione con un singolo nel 2008. L’album, prodotto da Paul Epworth (già collaboratore di Florence & The Machine, Adele e Fleet Foxes) composto di 11 tracce mescolava abbastanza sapientemente melodie elettroniche e noise con la prerogativa di aver, probabilmente, anticipato molte delle sonorità indie dell’ultimo anno passato. Osannato da NME (ma attenzione che questo spesso è un boomerang) il disco presentava brani dream-gaze elettronici come il singolo Dominoes e contemplativi come Velvet. 

 

Un buon disco insomma, con qualche buona trovata e con quel suono catchy che tanto piace agli indie-hypster. Ma perché parlare così tanto del primo disco per presentare il nuovo lavoro “Future this”? Beh, la risposta è, semplicemente… perché è uguale! A cominciare dallo stesso produttore, passando per le stesse sonorità synth-electro-pop che però nel frattempo sono diventate un marchio di fabbrica di parecchia gente appiattendone così l’originalità iniziale. “Future this” è stato registrato nell’estate del 2011 e prende il titolo da uno spot degli anni ’80 di una azienda produttrice di skateboards e la copertina del disco è di KR (celebrato artista “colante” Newyorkese e inventore dell’inchiostro silver) che fornisce una nuova piccola gemma alla collezione delle bellissime cover di stampo 4AD. Detto questo però, passando alla parte che più ci interessa, la musica,  ecco che già dalla iniziale Stay Gold troviamo subito i richiami alla suddetta Dominoes dove solamente le tematiche si sono ora fatte positiviste rispetto al passato. E’ proprio questo positivismo attraversa un po’ tutto il disco passando per Jump music (sicuramente una hit da dancefloor Europei nei prossimi mesi) a Hit the ground (Superman) con il campionamento del brano di Laurie Anderson,  oppure Lose your mind dal vago richiamo Duran Duran arrivando alla title-track e ad una romantica 77 a chiusura del lavoro che ci fa capire che se e quando vogliono, questi ragazzotti possono fare anche cose interessanti.

 

Sì perché appare evidente come in questo disco, i nostri abbiamo privilegiato il lato più adolescenziale del loro sound abbassando ulteriormente il loro target d’età a discapito di una maggiore ricerca presente nel primo album. Qui si guarda molto agli anni ’80 di stampo Cure (ma prendete questo riferimento molto alla lontana) e alla moda synth-retrò che ultimamente si sente in giro, ma si aggiunge davvero poco al lavoro precedente, facendo, se possibile, un passo indietro e dando l’idea che se alcune tracce possono anche funzionare singolarmente nelle radio o sui dancefloor più trendy, il disco, nel suo insieme, risulta stucchevole con 45 minuti di strofa-ritornello-strofa-ritornello-ponte  che fanno riflettere sulla legittimità dell’etichetta di noise-pop appioppata alla band. Davvero un peccato viste le potenzialità dei musicisti coinvolti, ma se lo scopo era quello dichiarato all’interno di Lose your mind dove Furze canta "I wanna leave an impression when I go” beh, non ci siamo proprio!

Ubaldo Tarantino
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