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2 maggio 2014 ,

Damon Albarn

EVERYDAY ROBOTS

2014 - Parlophone
[Uscita: 28/04/2014]

damon albarnE' inevitabile che ogni qualvolta ci si imbatta nel nome di Damon Albarn si creino delle aspettative. Giustificato o meno, l'interesse attorno al musicista inglese rimane sempre notevole e non solo perchè abbiamo a che fare con il fulcro attorno al quale è ruotato e continua a ruotare il successo tanto dei Blur che dei Gorillaz, ma anche e soprattutto per via della sua poliedricità che lo porta di volta in volta in ambiti musicali sempre diversi seppur attigui e, spesso, con ottimi risultati. Vale qui la pena ricordare quantomeno il suo primo album solista "Mali Music" e il progetto stellare The Good, The Bad & The Queen nel quale sono stati coinvolti anche Tony Allen, Paul Simonon e Simon Tong. "Everyday Robots" non fa eccezione; superata un certa perplessità che si può eventualmente avvertire ad un primo ascolto, l'album cresce ad ogni nuova pressione sul tasto play del lettore. Lonely Press Play per l'appunto, perchè tranne che in rari momenti, l'intero lavoro è pervaso da un'atmosfera d'intimità e malinconia nella quale si scivola lentamente guidati dalla voce di Albarn. 'Siamo dei robot di tutti i giorni nei nostri telefoni, quando torniamo a casa, sembrando fermi come pietre, lì fuori, per conto nostro'. E' la stessa title-track ad introdurci in quello che sembra essere il leitmotiv dell'album, del suo flusso; il dispiegarsi di una dimensione in cui emergono i frammenti ricomposti di solitudini affogate in un edonismo ormai ordinario, riflessi sugli schermi della comunicazione globale mentre il mondo sembra collassare su se stesso. 

 

Damon-Albarn'Stiamo volando sopra le sabbie nere, in un aereo di vetro, andandoci a schiantare al rallentatore in un altro gioco dal paesaggio urbano' (Photographs). Intendiamoci, non abbiamo a che fare con un album votato al pessimismo e alla tristezza più profondi. A risaltare è invece una certa dolcezza, frutto della combinazione tra lo stile vocale languido di Albarn e una musica che, seppur composta inizialmente al piano e alla chitarra, si avvicina molto al trip hop più classico (come non pensare alla collaborazione con i Massive Attack?) con evidenti influenze provenienti dal soul e dalla musica dell'Africa Occidentale. Inoltre, in almeno un paio di episodi il mood diventa più leggero, il che sembra funzionare più all'interno dell'economia globale della produzione e della sua scorrevolezza piuttosto che riuscirne a mantenere alto il livello qualitativo. Everyday Robots può tradire o meno le aspettative di chiunque vi si accosti, indubbiamente però offre un esempio di come certo pop possa mantenersi in equilibrio tra mainstream e settori più ricercati e "indipendenti" con ottimi risultati. Infine, ci piace immaginare come alcune canzoni di questo disco potrebbero trovare posto con straordinaria coerenza all'interno di un'ideale colonna sonora di "Black Mirror", la visionaria miniserie britannica. 

Voto: 7/10
Aldo De Sanctis

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