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14 aprile 2016

Appaloosa

BAB

2016 - Black Candy Records
[Uscita: 26/02/2016]

#consigliatodadistorsioni    

 

appaloosa BaBContaminazione. È il primo termine che mentalmente associamo all’ascolto di “BAB”, sesto lavoro sulla lunga distanza dei livornesi Appaloosa, che a partire dal 2011, dopo aver fondato “L’Orfanotrofio”, il proprio studio di registrazione, fanno base a Firenze. I loro trascorsi sono davvero eccellenti. Dal 2004 hanno aperto per artisti come Cypress Hill, Karate, Black Rebel Motorcycle Club, Atari teenage Riot, Joe Lalli, Nomeansno, Teatro degli Orrori, Afterhours, Linea 77, Aucan, One Dimensional Man, Civil Civic. E gli Appaloosa hanno rischiato con le proprie forze e con tutte le loro energie, perché se da un lato è innegabile che l'operazione BAB abbia una forte componente strategica, dall'altro il rischio di perdere credibilità rovinando la saga era alto. Confrontarsi con band blasonate, capaci di aver dato risalto come mai era successo prima al filone del math-rock, è impresa ardua. I livornesi hanno provato a raccogliere questa eredità riuscendovi in pieno.

L'inizio del nuovo album, Supermatteron  colpisce per ritmo e capacità di indurre curiosità nell’ascoltatore. In effetti, una band che usa due bassi, due batterie e samples elettronici non può destare indifferenza. E questo è solo l’inizio, perché nel procedere delle undici tracce troviamo gli Appaloosa motivati come non mai. L’occasione di riscatto ci è data da Longimanus , una cavalcata elettrica venata di psichedelia. In Halle 9000 sembra di entrare in un ciclone alla Tetsuo, mentre Mulligan è un volo tra gli ingranaggi metallici di una sezione ritmica mozzafiato.

 

appaA placare un poco gli animi ci pensa la successiva Beefman, dalle cadenze non meno malate che sembrano recitare un loop livido, spalancando braccia crocefisse contro il sole dell’Apocalisse. Bab & Dany si dipana in sezioni, i cui suoni rimandano a precise suggestioni spazio temporali della Sheffield degli anni ottanta. La serrata Creepy è un viaggio nell’autocoscienza, popolata di personaggi che accompagnano il lugubre io narrante in un inestricabile dedalo di neuroni, mostrandogli l’horror vacui della realtà.

Jungla Shuba è caratterizzata da un mid-tempo dalle parti dei Massive Attack. A chiudere il disco due brani-manifesto delle sonorità prodotte dagli Appaloosa. Krypton 85 e Imboschi hanno quel carattere “visivo” che fa di BAB un disco di appa1suono e di sguardi, senza seguire formule condensate e appiattite, ma seguendo il modello narrativo che annuncia paesaggi industriali rigorosi, scalcinati, costellati di rovine, scorticati vivi dalla luce, martoriati dal vento.

Le canzoni di BAB sono strade come denti cariati, dove lo spazio è una reliquia della devastazione. Undici brani che non annoiano di certo e che superano abbondantemente l’esame, se ce ne fosse bisogno. Nelle trame elettriche, nei battiti vertiginosi, nelle atmosfere cupe gli Appaloosa dimostrano di avere la superficie interna ed esterna dei cervelli diversamente colorata e i loro vasi notabilmente dilatati.

Voto: 7/10
Francesco Battisti

Audio

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