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2 novembre 2017 , , ,

CousteauX

COUSTEAUX

2017 - Silent X Records-Edel
[Uscita: 29/09/2017]

Gran Bretagna-Australia-Irlanda

 

Ritrovarsi quindici anni dopo. Ritrovarsi e riprendere esattamente da dove tutto si erano interrotto. E' questo in sintesi ciò di cui si sono resi artefici Davey Ray Moor e Liam McKahey riportando in superficie il progetto con il quale, ad inizio secolo, avevano scalato le classifiche di mezzo mondo con hit del calibro di Last Good Year Of The Year e Talking to Myself : i Cousteau. Le loro strade si erano inaspettatamente allontanate nel 2002 quando, all'indomani della pubblicazione del secondo lavoro “Sirena”, il polistrumentista australiano aveva professato il suo intento di intraprendere nuovi percorsi artistici (Progetto Stellar Ray e collaborazioni con Afterhours e Cristina Donà) lasciando di fatto al tenebroso vocalist di Cork l'onere di guidare le sorti dell'ensemble. Sarà solamente nell'aprile 2005 che la band - orfana di Moor e prodotta per l'occasione da Ger McDonnel (U2) - tornerà ad appropriarsi della ribalta con "Nova Scotia" interamente composto da Liam; il dignitoso album, distribuito per controversie legali negli States a nome Moreau, finirà comunque, suo malgrado, per rivelarsi il canto del cigno decretando la virata solistica di McKahey (“Lonely Road” del 2009 e “Black Vinyl Heart” del 2014) e il definitivo accantonamento dell'idea Cousteau.

 

Adesso, recuperata la linfa creativa e l'intesa dei giorni migliori, Moor e McKahey si sono dati appuntamento in sala d'incisione per un inaspettato restart-point artistico d'indubbia suggestione. Aggiunta una silenziosa 'X' sulla coda dello storico moniker a simboleggiare l'inizio di una nuova era, il duo ha dato così corpo all'inedita proposta “CousteauX”; dieci tracce composte (e suonate) da Davey sospese tra cool jazz, blues ed elegante pop e interpretate da Liam con la sua tipica timbrica baritonale da decadente crooner, che tanto ricorda i vari Walker, Bowie, Cave e Cohen. Una scaletta dai toni notturni, a tratti cinematografici, (in pieno Cousteau style) dalle quale emergono incontrastati passaggi di spessore come The Innermost Light - sofferto blues a cui partecipa il leader dei The Libertines Carl Barat -, Thin Red Lines - energico rock dalle tinte bowiane -, la crepuscolare ballata BURMA, Portobello Serenade - fumoso swing dalle intuizioni bakeriane - e l'opener Memory Is a Weapon.

 

Nel complesso l'affiatato sodalizio Moor - McKahey non tradisce le aspettative dei numerosi supporter consegnandoci un lavoro che non si distacca, per contenuti e atmosfere, alle incisioni di successo di inizio secolo. I tre lustri che distanziano “Sirena” a “CousteauX” si accorciano all'ascolto di quest'ultimo, annullando di fatto il vuoto temporale tra loro interposto. Musica fuori dagli schemi, difficilmente catalogabile e per questo senza una dimora temporale precisa. Per qualcuno il tutto potrà suonare retrò, per altri magari alternative. Di certo, una performance senza sbavature da parte di due talentuosi artisti che hanno visto avverarsi il desiderio di ritornare a lavorare 'side by side'. Ben ritrovati Davey e Liam, o forse meglio dire, ben ritrovati Cousteau. Con o senza la 'X'.

Voto: 7/10
Alessandro Freschi

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