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16 giugno 2016 ,

Spain

CAROLINA

2016 - Glitterhouse Records
[Uscita: 03/06/2016]
Stati Uniti  #consigliatodadistorsioni  
 
 
Spain_Carolina_cover

Si chiama "Carolina" l'ultima fatica del bassista-cantante Josh Haden e dei suoi Spain, appena pubblicata su Glitterhouse RecordsDopo l'opaco "Sargent Place" del 2014, la band -con un line up modificato ed uno spirito molto differente- ha messo insieme un album eccellente: ben registrato, ben arrangiato, ben interpretato e, soprattutto, ricco di ottime composizioni.

Carolina è un album per lo più acustico, in cui la complessa tessitura sonora offerta dalle chitarre, evidenziata da un mix impeccabile, mette in luce il grande talento del chitarrista Kenny Lyon, l'ultimo ad entrare nella band. Lyon, oltre ad arrangiare e suonare molte delle parti di chitarra, di banjo, di lap steel, pedal steel e tastiere, è anche il produttore del disco, ed il suo lavoro incide sul sound complessivo dell'album in maniera più che mai evidente. Completano la line-up Danny Frankel alla batteria e Petra Haden, sorella di Josh e componente delle Haden Triplets, al violino. Nonostante tastiere e riverberi in studio ridotti al minimo, le atmosfere di Carolina non sono affatto rarefatte e le sonorità nel disco raggiungono, a tratti, livelli di intensità emotiva e di coinvolgimento davvero elevati.

 

Si diceva dei diversi punti di forza di questo album, di cui il più importante è senza dubbio il livello delle composizioni. Carolina pur nella limitata gamma timbrica offerta da un unplugged, si lascia ascoltare per intero senza momenti di monotonia né mai essere tentati di saltare un brano. L'album si apre con Tennessee, una splendida ballad (come tutti i brani del resto) la cui elegante linea melodica viene messa in risalto dalla particolare timbrica vocale di Josh Haden, perfetta per questo scopo, oltre che da un arrangiamento di rara bellezza. The Depression è semplice e spain_live_ Circolo Magnolia_MI_20nov_2013gradevolissima, in un 6/8 dal vago sapore country, con i cori che sottolineano il lirismo dei testi nel ritornello. 

Apologies è forse uno dei due momenti meno intensi dell'album, in cui emergono tutti i limiti del sound acustico, quando non sorretto da un lavoro compositivo di livello adeguato. L'unplugged non lascia spazio a cali di intensità, non permette di "nascondere sotto il tappeto sonoro" le pecche di una canzone. Si tratta comunque di una canzone gradevole e, come per tutto l'album, ben interpretata. Con Loralei  l'album riprende un po' di ritmo e di verve. Si tratta pur sempre di un southern rock molto, molto soft -chi predilige l'aspetto ritmico in una canzone dovrebbe probabilmente guardare altrove- ma il brano si lascia ascoltare, proprio come il successivo One Last Look, un'altra ballad forse dal tono un po' troppo malinconico per essere credibile. 

 

In My Hour è invece uno dei picchi di questo album: intensa, sia nella musica che nel testo, con i violini di Petra Haden chiamati a fare da cornice ad una splendida canzone, in cui la voce di suo fratello Josh è padrona indiscussa. Stessa cosa può dirsi di Battle Of Saratoga, il cui testo è una rievocazione storica della celebre battaglia che vide la sconfitta spaindei Sudisti e rappresentò un punto di svolta della Guerra di Secessione americana. Non sappiamo in quanti siano in grado di scrivere una canzone su una vicenda storica vecchia di oltre due secoli con una tale intensità e lirismo. Starry Night, la ballad successiva, è un'altra piccola perla. Delicata come la pioggia d'estate, nonostante affronti il tema di un tradimento coniugale appena scoperto, è una di quelle canzoni che mettono in evidenza il  lato più intimo del dolore. Se la rappresentazione intimista dei sentimenti è un po' il leit motif di questo album, è sicuramente qui che si raggiunge il momento più alto. 

For You ha atmosfere blues rock tese e coinvolgenti, cesellate -unico caso nel disco- da riff di batteria intensi, quasi a far da contraltare ad un testo malinconico cantato in tonalità minore. Anche qui, come pure nel brano successivo, è piuttosto evidente il lavoro della produzione, che ha saputo fondere sapientemente la vena compositiva di Haden con l'esigenza di chiudere l'album con canzoni caratterizzate da un elemento ritmico più presente. Station 2, l'ultimo brano, è una bella canzone soft con un testo che racconta  di memorie personali riemerse visitando un luogo del passato. Una sorta di piccola "recherche" proustiana in musica, molto ben riuscita ed ottima chiusura per un disco che è decisamente tra le cose migliori uscite quest'anno.


Voto: 8/10
Valerio Pugliese

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