Migliora leggibilitàStampa
15 giugno 2013

Jan St. Werner

BLAZE COLOUR BURN

2013 - Thrill Jockey
[Uscita: 10/06/2013]

Jan St. Werner “BLAZE COLOUR BURN” Lavoro solista per Jan St Werner, metà dei Mouse on Mars,  a un anno di distanza dal valido “Parastrophics”. Ma non aspettatevi il pop elettronico gioioso e venato di lounge dei dischi in coppia: nulla di più distante. “Blaze colour burn” inaugura una nuova collana dell'etichetta Thrill Jockey dedicata alla sperimentazione, ai field recording, alle colonne sonore, in pratica alla musica non di consumo. Così abbiamo un disco dedicato all'espressione musicale più estrema. Si apre con Cloud diachroma, 13 minuti e 23 secondi di suoni aspri e sporchi, un'atmosfera  plumbea (come il cielo che vediamo dalla finestra, e pure dovrebbe essere giugno...), suoni di tastiere accompagnati da rumori da radio mal sintonizzata o ampli messo sul rumore bianco al massimo. Viene da pensare che St. Werner voglia descrivere con la propria musica un mondo desolato e disumano; lo stesso intento del recente “The Terror” dei Flaming Lips. Ma se in quello l'effetto prodotto era in realtà di stimolare la noia, qui l'intento funziona. I rari momenti melodici, che pure ci sono, sono immediatamente soffocati da coltri di rumore.

 

Spiazzacorale B si apre con una serie di suoni minimali che richiamano la più tipica elettronica tedesca, metallica e ripetitiva. A un certo punto ecco l'elemento spiazzante: appare un sax che suona una melodia romantica, potrebbe essere un brano di Bacharach. Quindi voci in italiano. Questo brano, come Spiazzacorale A, il quinto della scaletta, sono registrati in Umbria, durante una performance della durata di otto ore. Nel secondo dei due “Spiazzacorali” l'effetto straniante è dato dal campionamento di una banda di paese, ma dopo aver sentito il primo la sorpresa si è persa e ci aspettiamo il campionamento spiazzante. Feed  opener va in controtendenza sulla durata, solo tre minuti circa, ma si rimane sul piano stilistico dei precedenti, abbiamo anche dei suoni pizzicati, dei feedback chitarristici, ma siamo ai limiti della pura massa sonora. Serra beacon presenta momenti addirittura più estremi, alternati con accenni di costruzione melodica persino affascinanti. La conclusiva Sipian organ ha un'introduzione al pianoforte, sembrerebbe una concessione al lirismo, ma ben presto il pianoforte è coperto dai rumori. Disco interessante ma consigliato esclusivamente agli appassionati del genere.

Voto: 6.5/10
Alfredo Sgarlato

Audio

Video

Inizio pagina