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21 aprile 2015 ,

Gretchen Peters

BLACKBIRDS

2015 - Scarlet Letter Records
[Uscita: 10/02/2015]

USA

 

gretchen blackbirds500La città di Nashville sembra essere tornata d'attualità negli ultimi tempi. Ci siamo già occupati di Justin Townes Earle ed Andrew Combs, adesso invece tocca alla matura Gretchen Peters, nata a New York ma che l'anno scorso è stata onorata dalla città resa celebre dal regista Robert Altman con l'inserimento nella Songwriters Hall of Fame. Qui si trasferì sul finire degli anni ottanta dove divenne apprezzata compositrice di singoli di successo per Etta James, Bryan Adams. Neil Diamond e molti altri. Disponendo di una voce davvero niente male era normale prevedere per lei una fortunata carriera solistica. Che si concretizzò solo nel 1996, quando aveva già superato i 40 anni, col disco "The secret of life", bissato 5 anni dopo dall'omonimo "Gretchen Peters", che già lasciava intravedere grossi margini di miglioramento. Le cose migliori per lei sembrano essere arrivate giusto alla fine visto che sia il disco del 2012, "Hello cruel world" che questo"Blackbirds" sono da ritenersi le sue cose più riuscite. Un disco quest'ultimo concepito nel 2013, quando Gretchen nell'estate di quell'anno aveva assistito a 3 commemorazioni  ed a un matrimonio e si era interrogata sulla fragilità della vita e sul giuramento di felicità di due persone.

 

gretchen press3 (1)Per rendere attuale il suo disco si era ispirata a grandi artisti che avevano trattato in prima persona la mortalità, Paul Simon, Leonard Cohen e Bruce Springsteen. Da molti addetti ai lavori questo Blackbirds è stato accostato al celebre e funereo minor classic del boss "Nebraska" anche se ad essere onesti le sue sonorità non sono così scarne e drammatiche, semmai sono le liriche che virano verso tristezza e desolazione.  A differenza di quel disco la Peters per la sua ultima fatica si è circondata di un nutrito numero di collaboratori, tutti musicisti di una certa notorietà. Gente come Jason Isbell, Jimmy LaFave, Jerry Douglas, Suzy Bogguss e molti altri. Nella tenebrosa title track, che appare in apertura e chiusura del disco, la cupezza dei versi viene bilanciata dalla melodia che batte i territori del filone Americana. Su quel versante pure When all you got is a hammer, quasi gioiosa gretchen press3paragonata al resto. Ci sono momenti di pace assoluta, come Pretty things, con melodia che pare rubata a Cohen, The house on Auburn Street, oltre al bel duetto con Jimmy LaFave per When you comin' home, puro distillato yankee 100%.  C'è spazio per la  poesia pura di Jubilee, ballata toccante per voce e piano di David Walsh, che ha prodotto l'intero disco, oltre a sprazzi più rock col cajun di Black Ribbons per finire con Nashville, inevitabile dedica lacrimosa per l'amata città adottiva. Blackbirds è un buon disco che in America troveranno ottimo e che piacerà molto, mentre da noi scivolerà via senza colpo ferire, come spesso succede per simili produzioni. 

                            

Voto: 7/10
Ricardo Martillos

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