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17 ottobre 2013

Tindersticks

ACROSS SIX LEAP YEARS

2013 - City Slang
[Uscita: 14/10/2013]

tindersticks-Across-Six-Leap-Years# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Dopo il buon risultato artistico conseguito l'anno scorso con “The Something Rain” i Tindersticks battono il ferro finché è caldo e pubblicano un nuovo disco, non composto però da inediti, ma da nuove versioni di brani rari (“che cercavano casa” dice il cantante Stuart Staples) o brani tratti in gran parte dai loro dischi di minor successo, delle cui versioni originali non erano soddisfatti. Sin dall'iniziale Friday night lo stile è quello che ha reso i Tindersticks imprescindibili per chi non si era voluto adattare ai diktat commerciali di MTV: brani lenti e di atmosfera, la voce calda e profonda di Staples incisa alta; sullo sfondo arrangiamenti soffusi e percussioni incise ancora più basse, poco più che un battito. In Friday night di fatto solo due strumenti accompagnano la voce, organo e vibrafono. In Marseilles sunshine  sono gli archi a condurre la danza, e poche note di chitarra insaporiscono. She's gone: quale titolo più adatto per una musica così intima e malinconica, è un valzer, chitarra acustica e un  trillo di pianoforte. Dying slowly è più breve e meno arrangiata della versione contenuta in “Can our love”, disco molto bello e passato inosservato, ma mostra ugualmente l'elemento soul che permea la band. È la loro canzone manifesto: nemmeno i Tindersticks sono immuni dal senso di morte che permea il mondo del rock, ma loro, a differenza di un Syd Vicious o un Kurt Cobain non vogliono bruciare in una fiammata.

 

Qualche brano è più ritmato, come If you are looking for a way out, che però rimane molto malinconica con la sua elegante partitura di archi, o Say goodbye to the city, l'unica in cui il batterista si deve essere divertito a suonare, che presenta un sincopato ritmo da post rock e lancinanti squarci di fiati. Un momento breve perché ben presto si torna alle ballate dal fondo dell'abisso, come A night in. Ma anche nei brani più ritmati l'atmosfera rimane sempre quella di un disco da ascoltare a notte fonda (vicini permettendo), con un buon bicchiere in mano e cercando di non pensare a una lei che se n'è andata, facendosi rapire da una musica tra le più fascinose in circolazione: solo i migliori Lambchop raggiungono gli stessi picchi emotivi. In teoria un disco così è concepito più che altro per i fanatici completisti, visto che non presenta materiale assolutamente inedito; ma data la bellezza delle canzoni e il fatto che alcuni brani sono usciti solo su rari singoli o su dischi non del tutto riusciti come “Waiting for the moon” si può caldamente consigliare anche a chi non conosce il gruppo e vuole scoprirlo o semplicemente a chi voglia ascoltare un bel disco. 

Voto: 8/10
Alfredo Sgarlato

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