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18 Maggio 2015

Mamavegas La forza della nostalgia


Mamavegas-Arvo-cover11 Aprile 2015, Roma, Auditorium Parco della Musica

 

L'8 Aprile è uscito "Arvo",  secondo album degli italiani Mamavegas, un album denso di stimoli musicali che merita un ascolto attento. In occasione della sua presentazione romana al Parco della Musica, abbiamo intervistato di persona la band, che nel frattempo è stata selezionata per suonare (insieme ad altre due band italiane, Shijo e JoyCuyt) il 23 Maggio 2015 al Liverpool Sound City

 

L'INTERVISTA

 

Lorenzo Vecchio (Distorsioni) - Si parla tanto di nostalgia, ma quanta ce n’è davvero?

Mamavegas - La nostalgia che viene descritta nel disco non è una nostalgia di un tempo passato,  è una nostalgia di un luogo che è diventato uno spazio mentale, una casa nella Sila (Calabria) dove hanno preso forma le prime composizioni della band, un luogo insomma che ci ha molto unito  ed ispirato; è la nostalgia di cose vissute che tentiamo di rivivere tramite degli espedienti artificiali che possano scatenare in noi lo stesso tipo di mamavegas2esperienza e sentimenti, da qui il nome del disco “Arvo”, che è un lago artificiale nella Sila a simboleggiare il tentativo dell'uomo di ricreare la sua natura perduta.

L'altro aspetto della faccenda, più musicale se vuoi: in una intervista ci associano alle produzioni dell'etichetta italiana Homesleep (Giardini di mirò, Julie's Haircut,Yuppie Flu, Mice Cars, Amor Fou) che per il suo periodo di attività (2000-2009) ha rappresentato in Italia un modo di produrre musica indipendente con un'attitudine molto europea, un tipo di approccio e di visione della musica in cui ci riconosciamo molto, che venendo un po' meno, nel bene e nel male, ci lascia un po' di nostalgia .

 

Aldilà della nostalgia trovo che in questo album ci siano sensazioni molto diverse: ansia, inquietudine, una forte voglia di rinascere, da che deriva? Che tipi di rapporti avete? Che vite fate per sentirvi così?

Ahahahah! Ma perché ci trovi depressi?

 

No, semplicemente contemporanei ma la curiosità persiste.

La risposta è ovviamente un po' difficile perché siamo in sei nella band, abbiamo condiviso periodi di vita molto vicini,  tre di noi hanno vissuto insieme formando il primo nucleo della band che si è modificata nel tempo per trovare la giusta alchimia. Attualmente facciamo vite molto diverse, nel senso che ognuno ha la sua, ma poi ci ritroviamo per suonare, questa cosa ci riscopre sempre uniti con le giuste motivazioni. Facciamo delle vite normali, addirittura uno di noi è diventato padre all'alba di questo disco!

 

mamavegas1Sì, infatti la dedica nel concerto ci ha svelato il perché del titolo 19 JanuaryIl vostro rapporto con la natura quanto è presente e come influisce nelle vostre composizioni?

Noi non abbiamo un approccio ecologista, c'è una visione della natura come un punto di fuga per andare verso le cose più importanti della vita, ma poi tutti noi abitiamo in città. C'è anzi un rapporto un po' conflittuale verso ciò che non è creato dall'uomo, per cui ci si ritrova ad esser piccoli di fronte a montagne, laghi e vulcani ecc. Spesso ci troviamo ad evocare  questi scenari anche se poi nei nostri brani ci sono storie di vita quotidiana, perché la nostra musica è legata a grandi spazi, dal momento che siamo in sei, lavoriamo molto sul versante evocativo e sensoriale, ad aprire il suono nello spazio in modo sinfonico più che su tecniche e schemi esecutivi.

 

Ecco, dal momento che siete tanti e provenienti da estrazioni diverse come si svolgono le dinamiche di lavoro?

Ci sono dinamiche diverse, molto hanno scritto su questa cosa già nel primo album, come punto di partenza.

 

Come punto di forza direi

mamavegas-auditorium-roma-11042015IMG_1047Sì, anche come punto di forza, però in realtà siamo tutti della stessa generazione, di conseguenza il background musicale sino ad un certo periodo di vita è comune, con le dovute influenze dettate dal gusto personale: chi più metal, punk, chi più vicino al sound egli anni '90, ma comunque utilizziamo un linguaggio musicale che riconosciamo a pieno essendo cresciuti con basi comuni, aldilà di quelli che sono i progetti personali e la scena contemporanea  da cui non ci lasciamo influenzare.

Le dinamiche di produzione funzionano più o meno così: chi di noi scrive una bozza di brano o testo poi lo sottopone al vaglio dei Mamavegas, dove lo analizziamo chirurgicamente e cominciamo a lavorarci sopra in modo che ognuno possa metterci del suo, contribuire alla nascita di un brano. A volte si litiga anche, ma in questo caso non è stata una cosa che ha pesato in maniera negativa, è stato un confronto utile visto che alcuni brani tendevano troppo alla visione dei singoli, quindi è stato un processo necessario per farli diventare dei brani dei Mamavegas. Non è che chi fa altri tipi di musica poi non riesca ad entrare in un discorso di sonorità diverse, questo avviene perché abbiamo basi comuni anche molto lontane dal sound del gruppo, ciò ci consente di sentirci molto aperti mentalmente .

 

Infatti "Arvo" suona in modo molto diverso rispetto il precedente

Sì, è cambiato il modo di lavorare anche se non drasticamente, abbiamo cercato di virare sul sound di una band che suonasse in cantina. Prima di andare a registrare abbiamo mamavegas-auditorium-roma-11042015IMG_1273parecchio lavorato sul suono “live” tra di noi, utilizzato anche cose uscite dalle jam, che hanno dato poi vita ai brani, mentre nel disco precedente abbiamo lavorato in modo più schematico, ognuno portava i propri brani che venivano eseguiti ed in seguito assemblati nella forma migliore. Questo è un metodo di lavoro molto utilizzato in tantissimi campi, in questo caso ci andava di fare un disco molto più suonato da cima a fondo, più spontaneo anche se poi il tempo di gestazione è stato lungo, abbiamo addirittura tolto quattro brani che ci piacevano ma non rientravano a pieno nel progetto di questo disco

 

Questo è un album molto strutturato omogeneo, da ascoltare con attenzione poiché ha molte sfaccettature, personaggi, storie, però ancora non prende una strada che identifica a pieno i Mamavegas. C'è ancora qualcosa che bolle in pentola?

Forse il tratto caratteristico è proprio quello, il fatto che siamo in sei nella band fa sì che qualcosa ribollirà sempre, anche se in Arvo abbiamo trovato molti equilibri, ci piace che si notino le differenze di scrittura e di suono, il variare dei generi, come in On my knees che è un brano molto diverso come mood, ma che rientra a pieno titolo nell'album proprio per questo motivo, le variazioni fanno parte della nostra musica. E' un discorso un po' in controtendenza rispetto al mercato odierno della musica indipendente in cui,  più ci si mamavegas-auditorium-roma-11042015IMG_1087specializza in un genere, talvolta in un sotto-genere, meglio è. 

Perché in due brani devi riuscire a rendere l'idea di quello che è un live-set, oppure con un disco devi dare l'idea con pochi minuti di tutto quello che c'è dietro; e spesso si rimane bloccati in  quei ranghi, cioè quel gruppo deve essere identificato solo per quel genere. Una cosa è la coerenza stilistica, altra cosa è la varietà delle emozioni che una persona prova nella vita, insomma ci si può annoiare ad ascoltare album interi tutti uguali e spesso fra le ultime produzioni anche di cose molto belle c'è questa tendenza ad essere troppo uniformi perché il mercato lo richiede.

Un mercato saturo che crea utenti poco attenti poiché continuamente sovrastimolati, e allora chi fa musica non si può permettere il lusso di non essere subito riconosciuto. A noi piace che ci siano brani con mood diversi, perché la vita è fatta di sensazioni e sentimenti diversi in contrasto talvolta, sarebbe riduttivo per noi ragionare in termini diversi, in questo disco ci sono momenti di pura gioia ed altri di abisso com'è giusto che sia.

 

Quindi c'è tanta roba nuova che ascolteremo in futuro dai Mamavegas?

Per cominciare siamo molto più soddisfatti di questo lavoro, nonostante “Hymm for the bad Things” ci piaccia ancora tantissimo, vediamo solo margini di miglioramento perché è cambiata anche la nostra attitudine rispetto a ciò che abbiamo fatto precedentemente, non abbiamo avuto le paranoie da secondo disco, anzi se nel primo album abbiamo avuto un pizzico di ansia nel mettere molta carne al fuoco, qui invece abbiamo registrato con molta tranquillità senza farci alcun tipo di pressioni e per ora è una scelta che paga.

 

Molti brani che abbiamo ascoltato stasera in realtà hanno potenzialità di singoli

Tipo?


Blessed and Gone, 19 January, Ten Days, The Flood

In realtà quasi tutti i brani dell'album hanno una bella potenzialità come singoli, ma non mamavegas-auditorium-roma-11042015IMG_1027sono state scritte in quell'ottica, abbiamo messo molta cura sul fare delle belle canzoni che potessero stare in piedi da sole, che raccontassero qualcosa, non ci sono brani riempitivi o di passaggio, anzi abbiamo dovuto togliere materiale. Sono dieci canzoni tutte con la loro via precisa.

 

 

 

Si può dire che sono piezz' e core?
 
Assolutamente si!!!

 

Siete stati selezionati per il Liverpool Sound City, dico... avete visto la Line-Up?

Non tutta, ma ci basta sapere che ci sono i Flaming Lips, Swans e Thurstone Moore con la sua band per sentirci male!

 

In bocca al lupo!

Crepi!

 

Lorenzo Vecchio
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