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8 giugno 2016 ,

Herbie Hancock Septet

LIVE AT THE BOSTON JAZZ WORKSHOP

26 Ottobre 2015 - Hi Hat (CD - 2LP)

hancockcover9867904Nella primavera 1973, il 22 marzo, Herbie Hancock si concede una vacanza in un college a Boston, in compagnia degli altri componenti dell’avventura "Mwandishi(1971); quasi un crepuscolo, culturale e religioso, fissato nell’appropriazione della fede buddista, tradotta nei nomi dei singoli artisti: Mganga (Eddie Henderson), Pepo Mtoto (Julian Priester), Mwile (Bennie Maupin), Mwandishi (Herbie Hancock), Mchezaji (Buster Williams) e Jabali (Billy Hart). Herbie Hancock rappresenta probabilmente la perfetta sintesi del jazz nello stile fusion. Durante la sua carriera fu in grado di incrociare il jazz con qualsiasi altro genere di linguaggio, dal rock al funky, all'hip-hop.

Nato a Chicago nel 1940, Hancock debuttò al piano per la Blue Note come leader nel maggio 1962 con "Takin' Off" (maggio 1962), un album hard-bop con un quintetto HANCOCK BACKcomprendente Dexter Gordon al sax e Freddie Hubbard alla tromba (Watermelon Man e Empty Pockets). L'album "My Point of View" (marzo 1963) affronta l'hard-bop con un piglio più originale (in Blind Man Blind Man) con un settetto composto da Donald Byrd alla tromba, Hank Mobley al sax tenore, Grachan Moncur al trombone, Grant Green alla chitarra, Chuck Israels al basso e Tony Williams alla batteria. Dopo questo album, Hancock venne ingaggiato da Miles Davis: nel quintetto del trombettista avrebbe sviluppato uno stile di accompagnamento orchestrale, con variazioni continue su uno stesso tema melodico.

 

Conclusa la collaborazione con Miles Davis, Hancock scrisse un malinconico tributo a Martin Luther King, "The Prisoner" (aprile 1969, ultimo album Blue Note), composto da cinque lunghi pezzi; per la Warner Bros. è la volta di "Fat fatalbertCoverAlbert Rotunda", la colonna sonora per uno show di cartoons, dove si affacciano per la prima volta in modo chiaro gli stilemi del rhythm'n'blues e del funk. Stabilitosi in California e convertitosi al buddhismo, forma un sestetto con il trombettista Eddie Henderson, il trombonista Julian Priester, Bennie Maupin ai fiati, con il batterista Billy Hart e il bassista Buster Williams.

crossingsCover_1Con questa formazione potrà perseguire la sua passione segreta: volgere lo sguardo al rhythm'n'blues e al rock per catturarne le matrici con le tastiere elettroniche. Il primo frutto di questo nuovo progetto è "Mwandishi", del dicembre 1970, cui seguirà "Crossings" a fine 1971 e "Sextant" (per la Columbia) nel 1972. Catturata da una emittente radiofonica, la WBCN-FM, la performance del marzo 1973 chiude un’esperienza importante per il visionario tastierista e compositore, proprio in un punto vitale della sua traiettoria musicale.

headhuntersfrontE’ un documento capitale, questo "Live At The Boston Jazz Workshop" proposto ora nella sua interezza, nel suono rimasterizzato in digitale, già circolante come bootleg, perché nel settembre di quell’anno 1973 Hancock avrebbe inciso l’album "Head Hunters", una tappa decisiva per l’esplorazione di nuove sonorità, ispirate dal funk psichedelico di Sly Stone; l'album vendette oltre un milione di copie e fece sensazione, per il suo ritmo infernale e ballabile e per il protagonismo dei sintetizzatori.

 

Il live-workshop bostoniano vede il settetto di (Mwandishi) Herbie Hancock (keyboards) composto da Eddie Henderson (tromba), Julian Priester (tromboni), Bennie Maupin (fiati), Pat Gleason (synth), Buster Williams (basso) e Billy Hart (drums) con ospite uno studente sconosciuto del college, soprannominato Schorch alle congas. Il cd si compone herbie-hancock-funkydi due lunghe composizioni: Hornets (oltre 42’, già inciso in studio in "Sextant") presenta un fondale sonoro dove l’intreccio fra le tastiere e la tromba descrive una direzione opposta a quella presa da Hancock, assumendo una funzione armonica invece che narrativa in una miscela di linguaggi modal jazz, free jazz e fusion. Verso la conclusione del brano appare inatteso e stupendo il silenzio, accarezzato dai suoni con accenni di applausi, senza soluzione di continuità.

Il secondo brano, You’ll Know When You Get There, di circa 20’ (già compreso nell’album "Mwandishi") è una libera trattazione dei motivi tematici di una foresta magica, dove spicca dm7crcla tromba di Henderson, con tessiture armoniche punteggiate da segmenti melodici che si innestano sul flusso costante di una linea di basso disegnata da Hancock. Superbe le intrusioni dei fiati di Maupin e Priester, grida soffocate nel groviglio sonoro meno disordinato rispetto all’esecuzione di Mwandishi. Un live prezioso, quello di Hancock a Boston, dove intuizione e improvvisazione collettiva, autenticamente funky, si affermano superbe nel contrasto tra antico e moderno: da questa direzione, Hancock imboccherà la strada di Head Hunters e oltre ancora.  

 

Luciano Viotto

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