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16 marzo 2013

Criminal Jokers

BESTIE

Uscita: 1 Ottobre 2012 - 42 Records/ Fleisch Agency

criminal jokers bestieSeconda prova per questi ragazzi pisani, con importanti novità: intanto il precedente trio diventa quartetto, comprendendo Francesco Motta (voce e batteria, oltre che autore e factotum), Francesco Pellegrini (chitarra), Simone Bettin (basso) e la nuova arrivata Alice Motta (tastiera, violoncello). La seconda innovazione è la scelta di abbandonare la lingua inglese per l’italiano, che viene padroneggiato piuttosto creativamente, nei testi amari e scuri, volutamente, dicono loro, poco rassicuranti. Non c’è impegno politico, come vuole il nostro tempo deideologizzato, c’è lo scorno di una generazione orfana di riferimenti, segnata da una realtà che non offre le speranze di cui ci si nutriva nel passato. Le influenze folk-punk alla Violent Femmes lasciano spazio ad un diverso approccio, fortemente influenzato dalla new wave più dark, con batteria marziale, in primo piano. Spesso il cantato è più una cantilena, che la voce sguaiata di Francesco Motta declama con accenti strascicati, la parte melodica oscilla tra l’acustico e l’elettrico, con qualche escursione nell’elettronica. Non è un disco facile, né dal punto di vista, diciamo così, letterario, che dal punto di vista sonoro, dunque, questo “Bestie”: sicuramente la cosa è voluta, e questo fa onore agli autori, che non hanno voluto solleticare gentilmente le orecchie dei loro ascoltatori, ma anzi hanno tutta l’intenzione di rifilare loro un bel pugno nello stomaco.

 

Si parte con il brano che dà il titolo al disco, filastrocca malata su un ritmo possente, per proseguire con Fango, quasi acustica dal testo corrosivo, poi ci imbattiamo in Arriva la bomba, uno dei momenti più orecchiabili dell’album, a dispetto del testo apocalittico, seguita da Da Solo Non Basti, in cui la batteria ricorda un battaglione che si reca all’adunata, al suono della chitarra elettrica e del synth che arrotano un riff infinito sul salmodiare di Francesco Motta, in perfetto stile new wave, direi, di quella che all’epoca passava addirittura sui dancefloor. Cambio La Faccia, invece, ritorna sul fronte acustico, una specie di folk apocalittico tra fughe di violino e arpeggi circolari, quindi arriva Lendra, altro anthem dark-wave in cui fa capolino la voce di Nada, seguita da Tacchi Alti, dal ritornello contagioso e dal testo beffardo. In Adesso Mi Alzo compare un organo a menare una danza scheletrica, seguita dalla ballata acustica Occhi Bianchi e dalla finale Nel Centro Del Mondo, altra canzone dall’incedere melodico, sostenuta dagli archi. In conclusione, un disco maturo, non immediato, che richiede un ascolto attento per essere apprezzato appieno, prodotto e suonato con maestria e professionalità.

 

 

Voto: 7/10
Luca Sanna

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