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20 marzo 2018

The Boylers

TROPIC OF DANCER

18 gennaio 2018 - Autoproduzione

«Schietto, diretto, edonista, senza fronzoli». Questo l’intento programmatico col quale The Boylers sanciscono l’uscita del loro album d’esordio. «Niente retorica, dirlo chiaro! – prosegue la band - In troppi predicano bene e razzolano male. Da noi, niente prediche. Si suona e quello che viene ce lo godiamo. Questo è lo spirito del disco». E lo spirito fotografato da queste otto tracce, variazioni sul tema del punk-rock, è quello distillato in poco meno di un decennio di attività live: il quintetto veneto guidato dal frontman Mirco Bellini, infatti, muove i suoi primi passi nel 2009, ritrovandosi ben presto a seguire quelli di Hot Head Show e Marky Ramone sugli stessi palchi, fino alla consacrazione all’Emergenza Festival 2015. Un disco maturato a lungo, insomma, autoprodotto e registrato in freschezza (due soli giorni di lavorazione) al Go Down Studio, sotto la supervisione attenta di Alfredo Gentili e Matteo Gori.

 

I brani, per citare ancora i diretti interessati, «parlano di storie vere, relazioni sbagliate, amore e dolore, ma anche di feste, della ricerca del piacere, dei vizi umani e del casino che questi portano nella vita di ciascuno di noi». Dello stile a loro caro, i cinque musicisti di Rovigo adottano ovviamente la lingua inglese, oltre ai suoni, in un ennesimo tributo al vintage. Un sapore che attraversa in lungo e in largo i solchi, dai due brani di punta pubblicati come singoli (M.P. e Western People) a Easy To Live e Will You Come Out, prologo ed epilogo di quest’opera prima. All’orizzonte sonoro dei Boylers – e la cosa non può stupire più di tanto – si scorgono Ramones e Queens Of The Stone Age, ma non mancano strizzatine d’occhio ai Red Hot Chili Peppers (Remember to Forget). Una scelta non originale, certo, ma ben assimilata e con buona padronanza stilistica. Come sempre, si attende il secondo passo per vedere quale sarà la direzione intrapresa dalla band. 

 

Francesco Brusco

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