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10 marzo 2018 ,

Beatrice Campisi

IL GUSTO DELL’INGIUSTO

6 dicembre 2017 - Ultra Sound records – Mibact – Siae

L’inclinazione per il meticciato della cantautrice siciliana Beatrice Campisi si avverte sin dalla prima nota del suo disco di esordio “Il Gusto dell’Ingiusto”, prodotto nell’ambito dell’iniziativa Sillumina – Copia Privata per i Giovani, per la Cultura; il meticciato, si diceva, vero protagonista della vita artistica di Beatrice Campisi divisa tra jazz, cantautorato e sperimentazione. Una biografia di ibridazione che non ha difficoltà a generare un lavoro di intarsio particolarmente interessante, tutto orientato alla ridefinizione delle identità soggettive e collettive. Un disco fatto delle intimità affollate che invadono I Contorni dei Ricordi e delle folle solitarie in esilio di Cielo a Pois. Un disco costruito intorno agli incontri da crocicchio tra jazz e musica popolare che parla con la voce evidente della PFM e in generale della narrazione progressiva degli anni ’70 italiani. Valore aggiunto in questo senso la partecipazione di Claudio Lolli che introduce la psichedelia a bassa intensità di Mondo sintetico nella quale giganteggia l’hammond di Riccardo Maccabruni al quale si affiancano nella formazione base Rino Garzia al basso e Stefano Bartoletti alla batteria.

 

Tuttavia Lolli non è l’unico ospite di un album che vanta collaborazioni pregistiose, una su tutte quella di Antonio Marangolo al sax in I Contorni dei Ricordi nella quale Campisi ci svela la sua parte più umbratile e cantautoriale. C’è da restare storditi in questo rutilare di pietre preziose incastonate in suoni ruvidi e colti magistralmente fusi dalla sensibilità produttiva di Jono Mason il quale è riuscito a restituire forma fruibile a una materia incandescente e, proprio per questo, a rischio autoreferenzialità. Nel complesso una prova che ha la maturità della spregiudicatezza e la stringente necessità degli incontri che nascono in strada, per caso. Incontri difficili da gestire, non per tutte le sensibilità esattamente come quelli narrati da Agostino nelle “Confessioni”, capolavoro della filosofia e della letteratura universale al quale rispettosamente la Campisi si ispira nella scrittura di “Il Gusto dell’Ingiusto”. Una bella sorpresa.

Luca Gori

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