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13 gennaio 2013

MU.VI.MENT.S. Festival – 8^ edizione

MU.VI.MENT.S. Festival - 8^ edizione 28-29 dicembre 2012, Itri (Lt)


POSTER SERIGRAFIA 3I più autorevoli esponenti dell’underground, l’elite degli artisti votati a tutta quella serie di forme espressive classificabili come ‘non ordinarie’ anche quest’anno si sono ritrovati a fare tappa ad Itri, in occasione dell’ottava edizione del MU.VI.MENT.S. - Musical Vision Mental Silence è la traduzione letterale del festival curato dai ragazzi della C.A.Ga., Cineteca Atomica del Garigliano. Io invece sono tornata per il secondo anno consecutivo tra la schiera degli aficionados spettatori di una manifestazione di gran prestigio che sta prendendo sempre più piede e a cui inevitabilmente si finisce per rimanere fedeli. La sua magia è infatti la convergenza e l’interazione che si stabilisce tra pubblico e protagonisti. Due giorni di ritrovo, di accoglienza, di familiarità, di confronto, di convivialità. Una magnifica cornice, rappresentata dal Castello Medievale del borgo Itrano, che si staglia su una rupe che domina un paesaggio mozzafiato, sospeso tra monti brulli e rocciosi e il mare. Metaforicamente la vista che si può godere affacciandosi dalla cosiddetta “Torre del Coccodrillo”, la più alta e imponente del castello, fa pensare a quello che è l’intento e il manifesto dello stesso MU.VI.MENT.S.: offrire una prospettiva diversa delle cose. Così come portare il fruitore ad una percezione più ampia e variegata, rendere tangibile e pienamente vissuta l’esperienza sensoriale offerta.

 

Il programma in cartellone, tra i più prestigiosi di sempre, ha visto la presenza di musicisti rivelazione dell’anno: su tutti Makhno, Xabier Iriondo e Fuzz Orchestra, firmatari di alcuni tra i dischi più interessanti e apprezzati del panorama indipendente e tutta una serie di performance e attrazioni che avevano come obiettivo la stimolazione percettiva, l’associazione immagine-musica, arte concetto, astrazione realtà, sensi e psiche. In particolare sono rimaste visitabili in entrambi i giorni: la mostra di fumetti BURP 5, “Fumetti in pasto ai coccodrilli”, in cui hanno trovato spazio espositivo le opere di tre disegnatrici eclettiche e originali, ognuna a suo modo protesa e schierata in difesa della libera espressione identitaria della donna: Elena Rapa di Fano, che ha presentato una serie di storie illustrate dal titolo “Rape Me!!” in denuncia della violenza e della sopraffazione; Silvia Recchi, pisana, con tavole dai colori diluiti in contrasto con le linee nette disilvia fuzz carboncino “Ci sono notti che non accadono mai”, storia in bilico tra realismo e fantasia; Marina Girardi, disegnatrice e artista a tutto tondo originaria del bellunese, con storie illustrate dal titolo: “La forza di cadere, storie di pioggia di semi e di roccia”, capaci di suggerire un intenso legame con le radici, con la terra, in un fiabesco rimando alla ciclicità, alla trasformazione ed in senso spirituale alla rigenerazione.

 


DEL NERO MOLLE
“Diario di un giorno coagulato” è un allestimento di volti in gesso stagliati tra le pietre di una delle pareti più alte del castello. E’ visibile attraverso un anfratto con grate e termina in uno degli strapiombi più lugubri e inquietanti della fortezza. L’intento è quello di porre in contrasto staticità e atterrimento, ineluttabilità dello scorrere temporale e fragilità umana. In chiave mistica il delinearsi del volto, il suo trapassare la roccia è quasi un’immagine evocativa di presenza spirituale capace di trascendere, seppure con estrema sofferenza, la crudità e l’impassività del reale.

ALTROVE, “La camera delle meraviglie”

Un’ambientazione ideata per creare contrasto tra ricordo e suggestione, voglia di evasione e paura dell’ignoto, sogni e incubi macabri. Una specie di oblò da cui poter osservare il prendere vita e il mutare delle nostre contraddizioni interiori, tra retaggi culturali e morboso bisogno di identificarsi o di distinguersi.

ROOM 3327 “Un ambiente di Tesla”

Concerto performativo a cui non sono riuscita ad accedere essendo rivolto a soli due spettatori alla volta. La prerogativa di questo allestimento era quella di far saggiare le alosproprietà dell’elettromagnetismo e le sue applicazioni nel campo musicale. Delle cuffie permettono la percezione delle onde, in particolare i suoni e i timbri riprodotti dai tre musicisti con l’ausilio di macchinari auto costruiti, vogliono idealmente ricostruire gli ultimi istanti di vita dello scienziato russo Nikola Tesla. Un gioco accattivante tra psicologia ed induzione visiva.

 

DANIELE CAVALIERE e DAVE MANUEL sono invece rispettivamente i DJ che concludono le due serate con un’immersione a tutto campo nel mix dei vinili e nella manipolazione analogica ed elettronica, tra sonorità techno e house. Grande merito nell’ideazione del festival MU.VI.MENT.S. è quello di essere riusciti nel tempo ad accostare un pubblico sempre più numeroso e partecipe a quella sperimentazione avanguardistica, talvolta gradita e ricercata e tal’altra ardita o a primo impatto addirittura ostica. Ad operare, attraverso l’arte e soprattutto attraverso la grande passione del creare, del plasmare o del riconvertire, aperture mentali e curiosità verso tutto ciò che richiede l’ausilio di una nostra associazione mentale, il tentativo di comprendere o il provare a farlo a nostro modo, mettendoci del nostro, fino ad una forma di approdo che si traduce sempre in arricchimento, stimolo e crescita.

 

 

28 dicembre

 

THE WHITE MEGA GIANT

white mega giantDopo quel bellissimo e sublime esordio di fine 2011 che è stato "Antimacchina", notevole era la curiosità di assistere ad una performance live del trio padovano. Le sonorità post rock dilatate, i riverberi, le atmosfere intimistiche ed evocative, giocate su luci ed ombre, si traducono in una specie di esplorazione inconscia di stati d'animo e sensazioni. L'ondivaga fluttuazione sembra essere il loro mantra. L'oscillazione e la visuale amplificata e sfocata dei gradi emozionali e del loro susseguirsi nel tempo è ciò che i loro strumenti traducono a perfezione, senza nessun ausilio di parole. Racconti intimistici incisi. Racconti intimistici quasi violati per essere riportati alla luce nella loro palpitante foga. Capacità che ci riporta molto spesso alle atmosfere di Mogwai. Pezzi come Cygni, Katrina, Polaris e Antimacchina diventano risacche che restituiscono flussi di coscienza, colorandoli o sbiadendoli, accarezzandoli o scuotendoli con veemenza. A fomentare l'immaginazione e ad ampliare la via di fuga hanno senz'altro contribuito l'acustica offerta dalla sala medievale e la proiezione a tutta parete dell'inquietante, poetico e visionario film di David Lynch: "Elephant Man".

 

OTTAVEN

Fedele alla sua ottica minimalista Giovanni Donadini intrattiene il pubblico dell’ambient noise room con un’esecuzione breve, giocata su ritmi e intercalare di feedback. La sua proposta è senz’altro visionaria e multicolore. Di grande effetto le reiterazioni sonore e la capacità di saper spaziare tra suggestione, sospensione e impellenza. Una specie di segnalazione criptata che diventa puro linguaggio espressivo.

 

?ALOS

L’attesissima prova dei The Shipwreck Bag Show preannunciata da cartellone è saltata in seguito ad un’indisposizione di Roberto Bertacchini. A sanare la falla del vascello alos5fantasma ci ha pensato la bravissima ?Alos che ci ha offerto alcuni pezzi del suo ultimo disco “Era” e tanto altro del suo ormai ampio repertorio. Decisamente Stefania si carica positivamente dell’esperienza avuta di recente nelle prestigiose collaborazioni, specialmente quella con il visionario e delirante giapponese Kawabata Makoto. Inaugura un autentico rituale sospeso tra paganesimo e misticismo. Diventa sacerdotessa di una rappresentazione teatrale di grande spessore in cui comunica emozioni e sensazioni senza tempo e spazio attraverso il suono della sua voce. Gorgoglii e mugolii che raccontano l’essenza del primordiale. Incanta il pubblico che pure non nasconde un certo iniziale sconcerto di fronte a tanta originalità performativa. Scende tra la gente e rende quasi tattile la sua interpretazione, fa calare un silenzio da iniziazione religiosa mentre il bravissimo Rocco Lombardi dà il via ad una serie di esecuzioni estemporanee parallele ai concerti stessi. In pratica ogni illustratore è chiamato a 'dare forma' alla musica che si sta ascoltando, rendendola visibile ai partecipanti attraverso la proiezione in tempo reale. Stefania Pedretti diventa per l'occasione un'arpia con lo sguardo magnetico e infervorato. Carnalità, foga, irruenza, incanto, soggezione, inquietudine, ieraticità. L'immagine racconta andando al passo con la musica.

 

ALBERTO BOCCARDI

Tuffo nell’ambient noise, con Alberto Boccardi dalla provincia di Milano, una mirabile esecuzione che ha avuto il pregio di dirottare le sonorità più abrasive e rumoriste in una traiettoria fluida e scorrevole in cui predominava evasione ed onirismo, ipnosi ed introspezione. Sperimentatore e manipolatore di grande esperienza, ingegnere aerospaziale, quest’anno ha letteralmente destato rumore nell’ambientealberto boccardi elettroacustico nostrano con il suo ottimo disco omonimo uscito per l’etichetta fratto9Under The Sky. Capace di ricostruire veri e propri paesaggi sonori modellando e modulando il suono, rendendolo tangibile e plasmabile e riconvertendolo. Si serve per lo più di suoni pre-registrati che poi filtra attraverso l’ausilio della creatività e della cognizione tecnica. Ciò che più colpisce è la capacità di rendere determinati suoni, per loro natura stranianti e asettici, se non addirittura marziali e impenetrabili, quasi confortevoli, emozionali, caldi e piacevolmente cullanti.

 

Al Doum and the Faryds

La performance conclusiva della serata è affidata al coloratissimo e folkloristico combo milanese. Una vera e propria assuefazione psicotropa tra suggestioni esotiche e psichedelia. Giochi di luci coloratissime e immersione onirica nel gioco alchemico creato dalla commistione degli strumenti e delle influenze, per un viaggio a tutto tondo al centro della terra, dove convivono istinto e misticismo, tribalità e sperimentazione visionaria. Dopo l'esordio omonimo autoprodotto del 2011, con una cover che riproponeva in colori contrastati e acidi la materia cerebrale di Tago Mago dei Can e il recente "Positive Force", capace di destare il plauso e l'attenzione del grande guru della psichedelia, mr Julian Copeal doum in persona, si fanno portavoce indiscussi di una magica commistione capace di interagire con la psiche. Liquidità, riverberi, galleggiamenti, annichilimenti sensoriali. Soprattutto nell'ultimo lavoro, in pezzi quali Sinai, Lava, Earth, il loro grande pregio e il tocco di originalità è l'accostamento tra le culture di oriente e occidente, con strumenti come djembe e mbira che riescono a sostenere le trame del sax e del basso e allo stesso tempo l'ardito connubio stabilito tra radici ed etnicità e uso dell'elettronica. Un'elettronica che diventa sibilo, dispersione aulica, onda  che si propaga, riproponendo tutto l'incanto del drone noise di personaggi come: Claudio Rocchetti, Maurizio Abate e Rella The Woodcutter, impegnati in passate collaborazioni con Davide Domenichini, uno dei sei membri del collettivo.

 

 

29 dicembre

 

Densissima di appuntamenti la seconda serata è iniziata nel primissimo pomeriggio con il workshop organizzato dalla fanzine Mr. Mango. Laura Nomisake e Elena Rapa hanno voluto dare la possibilità ai giovanissimi appassionati di fumetto e arti grafiche di sprigionare il loro talento e la loro fantasia producendo una raccolta in tempo reale basata su un tema scelto. Mentre i bellissimi lavori dei giovani artisti capeggiavano lungo le pareti del castello, il pubblico, gli espositori dei vari stands e gli stessi musicisti e disegnatori si sono goduti l'aperitivo confrontandosi e chiacchierando. Le giovanissime illustratrici hanno intrattenuto gli ospiti cercando di far capire meglio il funzionamento dell'autoproduzione e tutta la serie delle loro attività collaterali. E' seguita poi la performance di Mai Mai Mai, un drone ambient in parte oscuro ed evanescente ma anche a tratti orientaleggiante. Nelle parti alte del castello c'è poi stato un autentico cameo culturale con l'intensa lettura delle poesie di Alda Merini a cui hanno dato voce Sandra Cervone e l'associazione letteraria Decomporre.

 

Jealousy Party

jealous partyCon i Jealousy Party ha preso il via una delle carellate più entusiasmanti e coinvolgenti che mi sia mai capitato di vivere. Lo dico senza esagerazioni di sorta. Artisti che hanno sfoderato prestazioni al di sopra di ogni previsione, un ambiente di volta in volta saturo di divertimento, partecipazione, energia e vibrante compartecipazione. A scaldare gli animi ci hanno pensato i due rappresentanti più illustri del collettivo Burp, con un'esibizione esilarante, istrionica, macchiettistica, irresistibile. Tra il jazz più deragliato e free form agli alambicchi di laptop con inserti completamente schizzati di voce onomatopeica. Creatività, umorismo, sarcasmo, improvvisazione e lucida follia sdoganata da ogni canone e da ogni regola per uno spettacolo giocato sulla teatralità patafisica più irriverente che ha finito per far saltare tutti dietro ai ritmi sgangherati del duo.

 

Der Cavalinha

Uno tra i tantissimi progetti dell'eclettico Xabier Iriondo è questo peculiarissimo Der Cavalinha, un'unione indissolubile con l'elemento visivo e visionario a cui il linguaggio musicale propende. La performer siciliana Valentina Chiappini lo supporta dando vita ad un'opera artistica che si anima delle vibrazioni stesse della musica, prendendo vita man mano che le note si diffondono. Una specie di esperimento in simultanea di manipolazione della materia che si è rivelato veramente interessante. Una specie di sarangi indiano progettato e costruito da Xabier e collegato ad un amplificatore le cui corde vengono fatte vibrare nei modi più impensabili e disparati: buttandoci sopra delle biglie di vetro e facendole scorrere, con graffette e chiodi, con le mani, bastoncini di legno o quant'altro. Ancora l'amplificatore della chitarra direttamente collegato alla tela che Valentina gratta emakhno graffia. Tutto va a sfociare in una produzione nervosa e viscerale, pregnante ed intensa,
violenta e sublime.

 

Makhno

Non ho nemmeno il tempo di riprendermi dallo shock emozionale che subito prende piede lo spettacolo di Makhno. Dal vivo le sue graffiate di chitarra sono ancora più sferzanti e penetranti. La stanza si satura della forza espressiva e sovversiva delle sue musiche e dei suoi testi. Ci proietta, anzi ci catapulta in quel "Silo Thinking" che già mi aveva pesantemente sconvolto solo poco tempo prima. Continuo ripetutamente a chiedermi cosa mai avessero a che fare musicisti così dannatamente fuori dalle righe come appunto Paolo Cantù e Xabier Iriondo con gli Afterhours del suono che fu. Sono troppo basita e rapita per darmi una risposta. Dammi due pistole Paolo... Il generale Custer è partito all'assalto. E' impietoso, è furente, è invasato, è determinato, è senza compromessi. Dammi due pistole Paolo... voglio uccidere il tempo, qui, adesso.

 

Fuzz Orchestra

Per avere un'idea della potenza esplosiva dei Fuzz Orchestra ascoltarli dal vivo è imprescindibile. Una macchina da guerra che squassa. Tutto o quasi il bellissimo "Morire per la Patria" eseguito con un'acustica perfetta e un dinamismo ineccepibile. Una prova superba e memorabile. Tra le illustrazioni proiettate in tempo reale dalle tre artiste del Burp 5 e il fuoco di fila della batteria c'era veramente da impazzire. Un contrattacco impietoso e incontenibile di autentica scuola Fuzz Orchestra, il rock granitico e possente imbastito dalla chitarra e dalle percussioni e gli inserti caotici  e convulsi del cut up, le scosse e le rasoiate noise, il realismo e il paradosso di ambientazioni e ricostruzioni surreali che fuzz orchestraimprovvisamente entrano con prepotenza nell'immaginario, montano suspence e tensione, si susseguono con rocambolesca velocità e ci trascinano nel gorgo dell'irrefrenabile.

 

Maurizio Abate

Abbandona la sua chitarra e si apparta con il suo scrigno magico Maurizio Abate. Ci offre una musica sensoriale giocata su echi e droni guizzanti come pensieri che attraversano furtivamente la mente. E' un'elettronica funambolica e favolistica che sembra scaturire dalle mani di un bambino che vuole sbizzarrire la sua fantasia. Un'elettronica semplice, prove di suono che prendono piede man mano e da cui ci si lascia prendere la mano, tra curiosità e divertimento, mentre si rimane incantati tra meraviglia e incrudulità per aver lasciato che scintille di luce e guizzi impensati assumessero forme armoniche, catturando e rapendo la nostra attenzione e il nostro incanto per alcuni brevi istanti.

 

?Alos e Xabier Iriondo

"Endimione" viene messo in scena. Si apre un ideale sipario e cala un silenzio pesante di attenzione su quello che è un racconto mimato labile e umbratile come la linea che separa lucidità e follia, drammaticità e catarsi, autocontrollo e irruenza, genialità e disordine. Il canto gutturale di ?Alos, lo scuotimento convulso e nervoso degli strumenti di Xabier. Duexabier iriondo eretici in piena e fluente libera espressione che trascinano la platea nel loro gorgo melmoso di mistero e pneuma. Luca Ciffo dei Fuzz Orchestra segue accanto a me in apnea lo spettacolo. I disegni continuano ad essere proiettati lungo la parete. La macchia vermiglia si allarga stesa dal pennello, inghiotte gli altri colori, forte della sua densità. La sofferenza, la vita, la voracità, la voglia di esserci, di trapassare le cose vengono declamati, vengono urlati. Poi nel silenzio permangono e si propagano con la stessa forza. Da brividi, ogni parola da spendere è pura blasfemia.

La notte è profonda e cupa, come ormai consuetudine ridiscendo a piedi il vecchio borgo addormentato in solitaria, gustando l'aria frizzante che respirarono i briganti ribelli e audaci nelle loro fughe raminghe, sono carica di adrenalina e di belle sensazioni e qualche bicchiere di troppo mi fa quasi galoppare o rotolare, non so bene. So che tornerò ancora ad Itri.

Romina Baldoni

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