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26 dicembre 2013 ,

Fire!

(Without Noticing)

2013 - Rune Grammofon
[Uscita: 19/09/2013]

fire# Consigliato da Distorsioni

 

Mats Gustafsson ha all’attivo almeno cinque uscite a suo nome solo quest’anno, alle quali vanno sommati tutti gli album firmati da band che vedevano il sassofonista nordico come protagonista o addirittura ideatore. E non si tratta propriamente di progetti minori o estremamente di nicchia, visto che gruppi come The Ex o The Thing, dei quali il Nostro è fondatore, hanno raccolto applausi pressoché ovunque. A gennaio era stato pubblicato un live, “Exit”, della durata di quarantacinque minuti da una delle sue formazioni più attive, i Fire!, che in quell’occasione vennero accompagnati da un’orchestra composta da una trentina di musicisti, prevalentemente svedesi, free-jazz e avanguardisti, per un totale di una decina di fiati, tre voci, tre chitarre, tre organi, quattro bassi e quattro batterie. Inutile dire come anche questa pubblicazione sia stata celebrata per il flusso travolgente e le note folgoranti dei sassofoni, per una composizione sofisticata ma essenziale, impetuosa seppur lineare. A Settembre  è uscito sempre a firma Fire! “(Without Noticing)”. Questa volta i tre musicisti, Gustafsson al sax, Jonas Berthling al basso ed  Andreas Werliin alla batteria, si esibiscono senza alcun accompagnamento, dedicandosi più alla scrittura e meno all’immediatezza, ma senza diminuire la carica espressiva. Rispetto a Exit il suono è meno pieno e compatto rispetto a quanto riuscisse a fare comprensibilmente l’orchestra. Le trame vengono svuotate di ogni ricamo e da inserimenti superflui: la batteria crea una ritmica frenetica sopra un basso scarno ma capace di reggere intere tracce, alla maniera, per capirci, del miglior Mingus. 

 

fire!La ciliegina sulla torta è il sax di Gustafsson, che spazia dall’avanguardia jazz a bagliori di psichedelia grezza, per arrivare anche a progressioni kraute. Grazie alle sovraincisioni che portano in molti pezzi alla somma di due sassofoni e per merito della versatilità del musicista svedese, in (Without Noticing) viene abbandonato l’uso della voce, che donava tocchi di soul e sprazzi di funk alle composizioni di Exit. Non c’è, poi, traccia dei passaggi di epicità che solo uno stile da big-band jazz orchestrale può conferire, a favore di assoli più sperimentali e capaci di osare ancora di più di quanto facessero nell’album precedente. L’apertura, Standing On A Rabbit, e la chiusura, I Mostly Stare, sono tracce noise, dove si dispiegano effetti sinistri su un’atmosfera buia e l’essenzialità regna sovrana. In alcuni brani il sax svolazza sui crescendo della batteria, assecondandone l’intensità con lunghi barriti o con sequenze frenetiche (Would I Whip, Moltly Slowing). Quando calano i ritmi, comunque, rimane sempre una discreta efficacia a reggere il flusso scorbutico e dilaniato (Your Silouette On Each); talvolta il sax si trova a dettare i tempi con un riff ammantante che viene arricchito da lampi di elettronica (Tonight. More. Much More). Se non bastassero queste tracce a mostrare un talento enorme dei tre musicisti, in At Least On Your Door l’introduzione viene affidata a rintocchi di basso sopra il quale il sax si esibisce in sottili colpi stranianti, a metà tra psichedelia e avant-jazz, per poi trasformarsi in un magma travolgente di piatti e tamburi. (Without Noticing) è l’ennesima ottima uscita di Gustafsson in questi ultimi anni. Una prolificità e una costanza artistiche uniche, per non parlare della qualità.

 

Voto: 8.5/10
Simone Pilotti

Audio

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