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31 dicembre 2013 , ,

Jessica 93

Who Cares

2013 - Teenage Menopause Records/Mon Cul C'est Du Tofu!
[Uscita: 22/10/2013]

jessica 93# Consigliato da Distorsioni

 

C’è una foto sul sito ufficiale di Jessica 93 capace di rappresentare “Who Cares” come meglio non potrebbero fare mille parole. Ritrae Geoffroy Laporte, autore dell’album, con la chitarra in mano, col microfono di fronte, lo sguardo basso e coperto dal cappuccio calato sulla fronte che gli oscura il volto; intorno il resto della strumentazione e i muri del locale, ricoperti delle scritte più svariate. Un’atmosfera cupa, cruda, underground, dark, rabbiosa e malinconica insieme. Non si può descrivere meglio “Who Cares”, primo album del Nostro one-man band. Aveva già pubblicato un ep e a breve lavorerà sulle registrazioni di un nuovo disco, ma lo stile rimane identico: vorticoso, a tratti intenso e a tratti gelido, tagliente, aggressivo e sfrenato. Geoffroy ha ripetuto più volte che la scelta di non farsi affiancare da altri musicisti nelle registrazioni è stata prima di tutto una scelta di comodo, per evitare di perdere energia nella ricerca dei collaboratori e tempo nel rintracciarli. Così si è dato da fare da solo, con una drum machine, un basso, una chitarra, molti pedali, distorsioni e riverberi ha creato un flusso magmatico dentro il quale immergersi senza la speranza di risalire in superficie, che si dispiega per sei tracce, per un minutaggio totale di quaranta minuti. C’è un concetto che ama ribadire Laporte circa le sue influenze: tutta la sua musica deriva dal Diavolo. Effettivamente le note sono infernali, i ritmi martellanti e la voce maledetta. “Who Cares” ritrova l’oscurità e la lentezza dei PIL di “Metal Box” (1980) per unirla  all’energia e la grinta ai limiti del grunge di gruppi come i nostrani His Electro Blue Voice. 

 

jessica93La vena new wave  (o sarebbe meglio definirla coldwave) è evidente così come l’approccio post-punk alla composizione. Mentre la chitarra o il basso pensano a mantenere un riff vulcanico e ipnotico, i ritmi si fanno asfissianti e sopra di essi si sviluppano i ricami di Geoffroy. Un suono ammantante, torbido, sincero, come fossimo nel pieno degli eighties. La sua lingua madre (francese) e l’inglese si spartiscono equamente i cantati, che ricordano, per la lontananza, il tormento che evocano e l’inquietudine, i migliori Cure. Sul web si trovano diversi video dei suoi live, nei quali mantiene fermo il rifiuto a collaborare con altri musicisti, provvedendo a creare, strumento dopo strumento, la base sonora. Una stratificazione lenta, come avviene nelle sue canzoni: Away si apre con la drum machine infuriata e la chitarra angosciante, che plasmano un tappeto sopra il quale interverrà il basso, più buio che mai, e una voce terrificante. Otto minuti, un vortice, sull’orlo di un burrone. La caduta definitiva nelle tenebre arriva subito dopo, tra i graffi di Origines e le ossessioni di Poison, per arrivare alla traccia migliore, French To The Bones, gotica, solenne, pesta e lancinante. Con un incedere granitico si arriva all’asfissiante, apocalittico, malato, disturbante strumentale di quasi dieci minuti Sweet Dreams e alla traccia di chiusura Junk Food, senza un attimo di respiro, senza rialzare la testa dal magma, accompagnati dalle liriche armoniche e ammalianti. Sarà per il vigore, sarà per la scrittura efficace o per il viaggio senza luce di “Who Cares”, ma l’esordio di Jessica 93 rimarrà tra i migliori dell’anno, almeno nel suo genere. E non è poco, visto che nelle sue ultime curve il2013 ha riscoperto un’attitudine new wave che ha permesso a molte formazioni di valore di emergere, solo per citarne due Soviet Soviet e Thought Forms.

 

Voto: 8/10
Simone Pilotti

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