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8 luglio 2013 ,

Scott Matthew

UNLEARNED

2013 - Glitterhouse
[Uscita: 28/05/2013]

SCOTT MATTHEW  UNLEARNEDC’è stato un momento, qualche anno fa, in cui avevo fatto una solenne promessa a me stesso: “non ascolterò mai più un album di cover”. Promessa mai mantenuta, ovviamente. C’è qualcosa di irresistibilmente seducente, nel concetto stesso di “cover”. Anche quando sai per certo che si tratterà della solita rilettura scolastica nota-per-nota oppure, all’opposto, della solita sagra di luoghi comuni tanto più desolanti quanto più è palese l’intenzione di “stravolgere” l’originale. Non se ne esce: i famigerati cover record hanno senso solo quando l’interprete appone con naturalezza la sua cifra stilistica – qualunque essa sia - sul materiale altrui, senza preoccuparsi troppo di risultare per forza fedele o viceversa “blasfemo” a tutti i costi. Tutto il resto è sterile esercizio accademico. Discorso che vale per capolavori quali “Kicking Against The Pricks” di Nick Cave o “I’ll Take Care Of You” di Mark Lanegan,  e anche – pur se non siamo allo stesso livello di incanto – per questo “Unlearned” di Scott Matthew.

 

Il titolo fornisce un indizio chiave riguardo al modus operandi seguito dal musicista australiano per questo suo quarto lavoro: al fine di ri-creare qualcosa che si conosce bene (le canzoni in scaletta sono quasi tutti classici, o comunque brani famosi) si deve “dis-imparare” ciò che si sa al riguardo. Annullare i preconcetti e le aspettative sul come quel certo brano deve suonare per poter emozionare ancora. Il che non significa necessariamente tradire, anzi. Matthew, con la sua voce fonda (che può ricordare il citato Cave , magari quello di “Boatman’s Call”, così come Antony o un redivivo Roy Orbison) le scarne note di piano, gli arrangiamenti spartani e a tratti di una gravità quasi liturgica, riesce a far sembrare partorito dalla sua penna ciascuno dei quattordici pezzi dell’album, anche quando la melodia segue linearmente quella dell’originale (è il caso di Harvestscott matthew Moon di Neil Young, di Help Me Make ThroughThe Night di Kris Kristofferson, paradossalmente pure di Darklands dei Jesus & Mary Chain). Va detto che tuttavia i risultati migliori li ottiene quando il pathos dell’interpretazione non si sovrappone a quello intrinseco della canzone: ecco perché finiscono per colpire di più le versioni di una I Wanna Dance With You o di una To Love Somebody (Whitney Houston e  Bee Gees sono per motivi diversi quanto di più lontano dal nostro Scott si possa pensare) che non una Love Will Tear Us Apart sicuramente intensa ma in definitiva troppo letterale. Nonostante l’uniformità delle atmosfere alla lunga appesantisca il tutto, preso come esercizio e/o riflessione sull’arte perduta della torch-song “Unlearned” può affascinare anche il più cinico degli ascoltatori.

Voto: 7.5/10
Carlo Bordone

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