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12 ottobre 2012 , ,

Mountain Goats

TRANSCENDENTAL YOUTH

2012 - Merge Records
[Uscita: 2/10/2012]

Mountain Goats “TRANSCENDENTAL YOUTH Ecco un disco profondamente americano. Nel suono, a base di chitarra acustica, piano, basso e batteria, con l'aiuto di una sezione di ottoni a cavallo tra la west coast, da cui proviene la “capra di montagna” numero uno, l'autore di tutti i pezzi e colui che li canta, John Darnielle, e certi esperimenti post-rock alla Sufjan Stevens. Ma, più in generale, nell'atmosfera, a tratti desertica, a tratti cinematica, a tratti suburbana, che pervade le dieci canzoni di questa quattordicesima uscita (in una ventina d'anni di attività) dei Mountain Goats. L'atmosfera, dicevamo, quella che l'ascolto di questo album crea, in cui ti trascina la voce acuta e nasale di Darnielle, che sussurra le sue storie di umanità esclusa, dimenticata, marginalizzata. Sin dal primo pezzo, Amy A.K.A. Spent Gladiator 1, ispirata a un'icona dei “dropouts”, la povera Amy Winehouse, ma, dice l'autore, dedicata “a tutte le Amy del mondo che non sono famose e la cui morte non viene celebrata”.

 

Atmosfera, ancora: quella dilatata, condotta dal piano, di Lakeside View Apartments Suite, ballatona, diciamo così, “urban folk”, quella un po' tex-mex, sarà per merito della sezione di fiati, di Cry For Judas, che suona allegrotta, ma picchia duro con un testo apocalittico. E poi, lo spleen da motel nella faglia di Sant'Andrea di Harlem Roulette, ballata acustica dal paradigmatico ritornello "The loneliest people in the whole wide world are the ones you're never going to see again" : 'i più soli del mondo son quelli che non vedrai mai più'. La presenza degli ottoni conferisce un profumo particolare a  White Cedar, ancora una ballata malinconica, con tessiture quasi bandistiche, poi si ritorna alla strumentazione essenziale di Until I Am Whole, di nuovo una breve ballata punteggiata di effetti elettronici sul finale.

 

Ritmo cinematico per Night Light, con un tappeto elettronico sul quale svolazzano il cantato e l'acustica di John Darnielle, a precedere l'orecchiabile The Diaz Brothers, che non sfigurerebbe in un album dei Ben Folds Five, tutta costruita sul pianoforte. Un'altra ballata semiacustica, Counterfeit Florida Plates, ci introduce all'ultimo pezzo dell'album, forse il mio preferito,  In Memory Of Satan, in cui lo splendido lavoro degli ottoni fa da degno contorno ad un dilatato quasi-jazz appena scandito dalla batteria e dal piano. Un disco autunnale, non il solito folk-rock trito e ritrito, nemmeno una novità eclatante, ma qualcosa di davvero interessante.   

Luca Sanna

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