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2 Aprile 2013 ,

The Flaming Lips THE TERROR

2013 - Warner Brothers
[Uscita: 2/01/2013]

The Flaming Lips “THE TERRORDopo il regalo di San Valentino dai Flaming Lips potevamo attenderci anche il pesce d'aprile. Non so se il nuovo album “The terror” si possa intendere in questo modo. Certamente, per quanto mi riguarda, è una grossa delusione. È un disco pochissimo ispirato, con una serie di brani lunghi e ripetitivi, quasi indistinguibili tra loro, al punto che sembra di sentire un unico brano lungo circa cinquantacinque minuti, cosa che peraltro dagli autori di un brano lungo ventiquattro ore, 7 skies H3, non stupirebbe. Gli arrangiamenti sono scarnificati, un battito elettronico e tappeti di tastiere che ripetono lunghi loops. Le parti vocali sono eteree, spesso eseguite in coro, con pochissima incisività melodica. Solo in qualche caso, come nella solenne Be free, a way la melodia si fa più orecchiabile, ma lo costruzione del brano rimane sfilacciata. Solo battito elettronico, quasi a riprodurre un cuore, e poche tastiere. Mancano quasi completamente le chitarre e i molti rumori strani tipici dello loro produzione più psichedelica, quella celebrata nella raccolta “Chocolate human heart”, sono solo sullo sfondo. Il disco va tutto avanti così, se non si ascolta attentamente si finisce col non accorgersene nemmeno più. Anche i brani più interessanti, per esempio You lust, sono troppo tirati per le lunghe.

 

La title track è appena appena più ritmata, ma solo in Butterfly, how long it takes to die, vagamente pinkfloydiana, appare una vera e propria sezione ritmica con uso di basso e batteria. Qualche fanzine l'aveva preannunciato come il disco dark dei Flaming Lips; piuttosto, viste le recenti frequentazioni con Ariel Pink e Neon Indian, parlerei di un incursione nel cosiddetto hypnagogic pop, l'elettronica anni '80 rivisitata come in un ricordo d'infanzia, genere di cui peraltro io che in quegli anni ascoltavo avanguardie e garage non comprendo proprio il senso. Wayne Coyne dichiara che lui e la band in questo periodo si sentono disturbati e senza speranza, e che questi sentimenti volevano trasmetterli con un disco desolato e disturbante; si può dire che ci siano riusciti. Non mi convincevano la iperzuccherose canzoncine del periodo “Yoshimi battles the pink robots”, ma se in questo disco c'è una nuova svolta non è verso la sperimentazione ma verso la noia. Da parte mia considero i Flaming Lips una delle band più grandi e importanti degli anni '90, ma questo disco mi sembra di poco interesse. Bella solo la copertina.

Voto: 5/10
Alfredo Sgarlato

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