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3 ottobre 2013

The Strypes

SNAPSHOT

2013 - Virgin/EMI
[Uscita: 09/09/2013]

THE_STRYPES# CONSIGLIATO DA DISTORSIONI

 

Ogni tanto, tipo una volta all’anno, va ricordata una dolorosa verità. E cioè che il rock’n’roll, per definizione, dovrebbe essere musica per giovani suonata da giovani. In origine era così. Vi ricordate quando quei tre accordi in croce erano un modo per porre una linea di confine generazionale? Oggi un tabloid preoccupato della salvaguardia della morale al massimo può chiedere “lascereste che vostra nonna esca con uno dei Rolling Stones?”. A questo siamo arrivati. Il rock è diventato un paese per vecchi: gli stadi li riempiono solo quelli con almeno mezzo secolo di carriera alle spalle, i dischi e le riviste musicali li comprano soltanto più gli over-40. È  vero che anche da senior (per usare un eufemismo) si può mantenere un immacolato spirito r’n’r, il problema è che sono gli junior a non averlo più. Per cui quando appare un gruppo come gli Strypes si dovrebbe come minimo tirare un sospiro di sollievo. Quattro teenager che suonano esattamente quei tre accordi, lo fanno nel modo giusto e – pensa te – riescono pure a far parlare di sé oltre i circoli iniziatici degli appassionati e persino a farsi passare per radio.

 

the-strypesOvviamente, appena si è avuto il sentore di una certa attenzione del mainstream verso questi ragazzi irlandesi si è scatenato il tiro al piccione. Sono finti, sono costruiti, sono troppo puliti, non sudano abbastanza, sono una copia carbone, sono (e qui si deve assumere la giusta aria schifata) derivativi. Come se questo fosse mai stato un problema, per una musica che in ogni sua fase storica è sempre derivata da qualcos’altro. Sono troppo giovani? Beati loro. Sono un’invenzione di qualche produttore? Non è vero, si sono fatti conoscere suonando come dei folli in giro (ma anche fosse stato vero: i Monkees piacevano a tutti, no?). Suonano troppe cover? I primi dischi degli Stones erano solo di cover, e tutti noi custodiamo come una reliquia Here Are The Chesterfield Kings: quindi? E dal recensore che ha scritto su un notissimo magazine musicale on line che “persino gli One Direction sono più rock’n’roll” vorremmo farci tanto spiegare che differenza c’è, concettualmente, tra il rifarsi con precisione certosina  al garage e all’r’n’b come fanno gli Strypes e il copiare con altrettanta dedizione la discomusic anni ’70 come hanno fatto i Daft Punk con R.A.M. Non sarebbe tanto più semplice godersi la musica e basta?

 

StrypesQuesto esordio di motivi per godere ne offre un bel po’. Dal feedback che apre Mystery Man (potrebbe arrivare da I Feel Fine o da Interstellar Overdrive, indifferentemente) all’armonica che impazza ovunque, dalle rese anfetaminiche di You Can’t Judge A Book By The Cover e Beautiful Delilah a quella strepitosa di Heart Of The City di Nick Lowe, dall’odore di doppio malto del miglior pub rock (Lowe, appunto, ma soprattutto gli amatissimi Dr. Feelgood e Eddie & The Hot Rods) all’aroma intenso di beat delle origini, come se fossero appena arrivati da sei mesi passati a farsi le ossa ad Amburgo. In alcune inflessioni vocali e in certi passaggi melodicamente un po’ rigidi (What A Shame per esempio) possono ricordare qualcosa degli Arctic Monkeys, ma una certa affinità generazionale è anche giusto che ci sia. Il resto lo fa l’ottima produzione, che non si capisce perché in questo ambito debba essere lo-fi per decreto regio. Questi ragazzi non saranno dei mostri di originalità, ma hanno tutto quello che serve per fare un bel disco rock’n’roll: energia, freschezza, attitudine, competenza, passione. E sì, pure la gioventù. Nessun dubbio, almeno per noi: these kids are alright.

 

Voto: 7.5/10
Carlo Bordone

Foto 2: The Strypes, di Burak Cingi

 

The Strypes


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