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31 maggio 2015 ,

Laura Marling

SHORT MOVIE

2015 - Virgin EMI
[Uscita: 23/03/2015]

Inghilterra  #consigliatodadistorsioni

 

laura marling artwork-short-movie-430x430Laura Marling è di nuovo fra di noi. La biondissima inglese dell'Hampshire, dopo lo splendido "Once i was an eagle" (2013) si è presa una breve pausa rifugiandosi e perdendosi in quel di Los Angeles. Qui ha scritto una bella manciata di canzoni, che riflettono il suo brusco cambio di vita, il passaggio dalla tranquilla Inghilterra alla caotica metropoli californiana, che ha un bacino di 14 milioni di anime. Ma la Marling oltre ad essere una delle più brave songwriter in circolazione è molto esigente con se stessa, ed ha deciso di tagliare e completare diverse songs nella patria natia, ovviamente a Londra. Quello che è venuto fuori è riflesso nelle 13 tracce di questo "Short movie", stupendo come sempre e ricco di suoni e colori che si sentono distintamente provenire da diversi momenti della sua recente esperienza. Ci sono una bella serie di canzoni che non esiteremmo a definire di folk psichedelico, con forti rimembranze di sua maestà Joni Mitchell, al solito riferimento obbligato per molte cantastorie al femminile. L'iniziale Warrior e How can i sono perfetti esempi, ma non sono da meno Walk alone, Easy e Divine,  molto intimiste e riflessive, puro folk seventies style, vicino alle cose di Suzanne Vega e della brava Sharon Van Etten.

 

laura marlingCerte volte la Marling calpesta i territori di Ani DiFranco, nel quasi reading di Strange e nella notevole Don't let me bring you down, poi ci regala alcuni momenti gioiosi con la title track Short Movie e con Gurdjeff's daughter, che potrebbe essere una bella scrittura di Chrissie Hynde ed i suoi Pretenders. Citazione a parte, marlingd'obbligo, per il superbo slow psichedelico di Howl, una delle cose più belle sentite quest'anno, 5 intensi minuti che dimostrano la grandezza ed il talento di un artista dalla classe sopraffina. E' il primo disco autoprodotto dalla ragazza inglese, che per una volta ha abbandonato le mani sicure del bravo Ethan Johns, che avevano lasciato vistosi segni nei tre precedenti album, uno più bello dell'altro, "I speak because i do" (2010), "A creature i don't marlinglauraknow" (2011) oltre all'ultimo già citato all'inizio. Ma il suono in generale non sembra risentirne affatto, c'è solo una minore ricchezza di arrangiamenti che porta un assoluto beneficio alla struttura complessiva, apparentemente più scarna ma che fa sembrare l'album una vera opera prima. Magia e stupore di una grande artista, decisamente con poche rivali nell'attuale panorama femminile.

 

Voto: 8/10
Ricardo Martillos

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