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21 giugno 2018 ,

Carla Bozulich

QUIETER

2018 - Constellation Records
[Uscita: 11/05/2018]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni     

 

a0244821957_16Quello di Carla Bozulich è un viaggio di sola andata. Come quando da ragazza visse le devastazioni della droga e del dolore. E di come iniziò a liberarsene cantando le desolazioni metropolitane e le macerie dell’esistenza, prima attraverso il post-punk degli Ethyl Meatplow e poi con il country punk dei Geraldine Fibbers. «La bellezza e l'orrore si susseguono inevitabilmente uno dopo l'altro, mescolandosi senza senso fino alla dolce e amara ... fine.», scriveva Carla quando Gustav Mahler era diventato improvvisamente una speranza per la propria vita. Dal 2003 inizia a lavorare ad album solisti (“The Red Headed Stranger”, 2003; “Evangelista”, 2006; “Boy”, 2014), con i quali incomincia a volgere lo sguardo verso la propria interiorità, facendo emergere la fragilità, l’umore, la rabbia, l’istinto. Non è un caso se le atmosfere siano diventate sempre più cupe e meno rabbiose, come se guardare dentro l’oscurità le consentisse di mettersi a nudo senza mediazioni. La musica ha un potere curativo, capace di rendere inesistenti, di rendersi invisibile ai propri occhi. 

 

Sono trascorsi quattro anni da “Boy” (2014). In questo periodo i tour sono stati così sfiancanti che Carla Bozulich è stata costretta ad una pausa forzata a causa di gravi problemi all’udito. Quieter vuole essere un lavoro più tranquillo, più meditato, in cui poter carla-bozulich-by-dawid-laskowski_page_image_1473949468_crop_550x404sperimentare e cercare nuove vie. Le atmosfere appaiono più oscure e decadenti, sebbene sospese e pacificate, come nel brano di apertura Let It Roll e più discontinue e decostruite come in Glass House. Ambientazioni drone riecheggiano ronzanti in Stained In Grace mentre Emilia, basata su una traccia strumentale di Francesco Guerri, è una sorta di preghiera cupa e desolata. La vocazione di Carla per i viaggi è espressa nel lynchiano e allucinato Written In Smoke, vero e proprio diario di bordo di luoghi non terreni. Chiude l’album la splendida voce blues di End Of The World, con Marc Ribot alla chitarra, in una traccia che evoca solitudine, fallimenti e perdite. Quello di Carla Bozulich è un viaggio errante, alla ricerca incessante di spazi in cui possa essere accolta e di persone da cui possa essere amata. Quest’album ne è un’ulteriore testimonianza.  

 

Voto: 7/10
Felice Marotta

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Constellation Records               


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