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24 ottobre 2017

Fred Hersch

OPEN BOOK

2017 - Palmetto Records
[Uscita: 8/09/2017]

Stati Uniti      #consigliatodadistorsioni

 

"Open Book", il nuovo album del raffinato pianista statunitense Fred Hersch, l'ennesimo in solo, è un lungo flusso di coscienza che attraversa il tempo, un libro aperto di pagine vuote riempite dallo scorrimento libero dell'improvvisazione. Un libro dunque scritto e come tale immutabile, ma concepito in origine come sempre diversamente scrivibile. Già nelle note di copertina è lo stesso autore che ci racconta di una esperienza di esplorazione verso luoghi musicali mai visitati, raggiunti con la libertà espressiva che discende semplicemente suonando frase dopo frase. Tuttavia, Hersch scrive ancora di aver concepito soltanto una traccia (Trough the Forest) come assolutamente priva di riferimenti strutturali in origine, mentre nelle altre tracce la struttura esiste (trattasi infatti per la maggior parte di brani di altri autori), ma nell'improvvisazione è mascherata in maniera tale da creare un continuum tra una traccia e l'altra, variazione dopo variazione.

 

Ecco che viene così in essere questo lungo flusso sonoro inarrestabile nell'ascolto, nel quale appunto la lunga (di quasi 20 minuti) Through the Forest citata costituisce il momento centrale di picco, ma anche quello più dispersivo, lo stadio selvaggio in cui la libertà di forma e l'imprevedibilità del ciò che viene dopo fuorviano l'ascoltatore, piacevolmente distraendolo. La successiva Plainsong ha il sapore di una ballad e fa da premessa a un riferimento costante per Hersch, con Eronel dell'onnipresente Thelonious Monk, di cui Hersch ha sempre suonato il repertorio, dedicandogli anche un intero disco alcuni anni fa. Il tema così come la struttura di Eronel sono, a differenza dell'andamento libero dell'intero "Open Book", ben 'integri' e facilmente riconoscibili. A conclusione, l'affabile lenta melodia di And so it goes di Billy Joel, ci conduce lentamente verso il commiato da questo nuovo esperimento di linguaggio musicale. Anche se nell'insieme verrebbe da pensare come termine di paragone passato al "Koln Concert" di Keith Jarrett, in "Open Book" le idee stilistiche sembrano essere state elaborate per più lungo tempo prima, già contenute in nuce nella mente di Hersch e poi estratte e liberate come di getto.

 

Voto: 8/10
Sergio Spampinato

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