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17 giugno 2017 , , ,

Cody ChesnuTT

MY LOVE DIVINE DEGREE

2017 - One Little Indian
[Uscita: 2/06/2017]

Stati Uniti      #consigliatodadistorsioni  

 

In un’epoca votata all’iperproduttività, il fatto che un artista produca la miseria di tre dischi in quindici anni va salutato come cosa buona e giusta, specie se i risultati magnificano l’esprimersi solo quando si abbiano validi argomenti e “sostanza” espressiva. Sin da un esordio che inaugurava magistralmente una carriera che si intuiva di assoluto rilievo (perfettamente inserita in un ventennio che si è sin qui dimostrato fecondo e felicissimo per la black music), Cody ChesnuTT ha palesato capacità, ispirazione e giusta dose di arroganza (un primo album doppio e intitolato “The Headphone Masterpiece” sono roba che puoi permetterti solo se sei conscio del tuo reale valore), permettendosi di tornare sulla scena discografica giusto quei dieci anni dopo, e con un disco che “riportava tutto a casa”, ovvero navigando con piglio sicuro nell’alveo del soul dei seventies dal quale aveva tratto ispirazione, quello di Marvin Gaye, Stevie Wonder, Curtis Mayfield.

 

Ma, come ogni autore che si rispetti, dopo un ripasso rigenerante bisogna ripartire: esattamente quanto si trova in “My Love Devine Degree”, ed è inevitabile ripensare a quel primo capitolo di quindici anni fa, con tutta quella carne al fuoco, quella apparente frammentarietà, frutto di un linguaggio più eterogeneo rispetto alla coesione espressiva dell’immediato precessore che non inficia l’ascolto. Un disco che illude, che soddisfa l’ascolto occasionale (She Ran Away è indicativa, attenzione, però, all’inatteso evolversi del brano), ma che necessita di essere approfondito per essere apprezzato nella sua complessità. Il singolo che ha preceduto l’uscita dell’album, Bullets In The Street And Blood, vede la partecipazione di Raphael Saadiq (altro personaggio che meriterebbe maggiore considerazione) e riflette bene il mood che accompagna questa lunga dissertazione sui diversi piani dell’amore e i suoi significati, espressa attraverso le differenti forme espressive declinabili in un concetto di “musica totale” che trascende il soul genericamente inteso, per abbracciare altri linguaggi (il garage/ska di Make A Better Man, il reggae acustico Shine On The Mic, le reminiscenze eighties di I Stay Ready). Un discorso articolato, dunque: il poker finale (It’s In The Love, This Green Leaf, la già citata Shine On The Mic e Have You Heard Anything From The Lord Today?) ci accompagna all’incontro con l’Entità Divina, sublimazione dell’Amore sin qui raccontato: saliamo in carrozza?

Voto: 8/10
Massimo Perolini

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