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13 marzo 2015

The Unthanks

MOUNT THE AIR

2015 - RabbleRouser Music
[Uscita: 09/02/2015]

 Inghilterra  #consigliatodadistorsioni

 

81NAik-0P4L._SL1417_La classe cristallina delle sorelle Unthanks, Rachel e Becky, aveva già avuto modo di rifulgere nei precedenti lavori, le varie declinazioni di “Diversions”, in specie la prima istanza nella quale risaltavano splendidamente covers di brani di Antony e Robert Wyatt. Le signorine del Northumberland deliziano i palati fini con quest’ulteriore raccolta di piccole perle sonore, “Mount The Air”, dove l’impasto tra musiche folk, pop da camera, impennate canore di rimarchevole talento, toni pastello da crepuscoli liquidi, assurge a livelli di assoluta eccellenza. La voce delle due sirene inglesi è sontuosa e carezzevole, sinuosa e suadente, punteggiata dal suono sapientemente dosato di tromba, archi e piano, con un tappeto percussivo lieve e avvolgente. Brani come l’iniziale Mount The Air, coi suoi dieci minuti abbondanti, fungono da paradigma interpretativo dell’album intero. Tromba sullo sfondo, dorato come nelle pitture di matrice bizantina, voce superba a far da architrave ideale, archi dispiegati come un tenue manto melodico, attingenti alla tradizione folk britannica più genuina, percussioni dal morbido e discreto approccio.

 

Così come l’altra traccia fluviale dell’album, Foundling, disegna trame di morbido velluto musicale secondo il canone collaudato: voce, piano, archi, fiati in digradante e vesperale the_unthanks_live_at_Vicar_street_dublin_music_scenelontananza. Nella “terra di mezzo”, tra gli altri, e sulla scia virtuosa dei due brani monstre sopracitati, segmenti brillanti quali Died For Love, dalla serica struttura canora, Last Lullaby, dall’impianto intimistico da ballata folk sostenuta come ali di farfalla dal puntello fatato degli archi, o la fulgida linea d’ascendenza celtica di For Dad, dal periodare soffice e melanconico, o, ancora, il delicato pop cameristico di The Poor Stranger, prima del degno sigillo finale, la strumentale Waiting, miscellanea aurata di arpeggi di chitarra di brillante fattura, evoluzione di archi in vertiginoso arabesco, a chiudere con giustezza un album di pregevole livello. 

Voto: 7.5/10
Rocco Sapuppo

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