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17 giugno 2013 , ,

Melt Yourself Down

MELT YOURSELF DOWN

2013 - Leaf Label
[Uscita: 17/06/2013]

MELT YOURSELF DOWN 2013 – Leaf Label Nessuno stia fermo, si aprono le danze! Inutile opporsi l’unica via di salvezza è farsi trascinare dal sound vibrante, energico, folle dei Melt Yourself Down, qui al loro debutto sulla lunga distanza, del resto basta leggere la provenienza dei musicisti di questo supergruppo che ha base a Londra per farsi una prima idea di cosa dobbiamo aspettarci:  essi infatti fanno parte di band come Acoustic Ladyland, Zun Zun Egui, Heliocentrics, Polar Bears, Transglobal Underground, la band di Mulatu Astatke, come a dire contaminazione fra le radici della musica nera, jazz, blues, funky, world e la musica occidentale. Il progetto è nato da un’idea di Pete Wareham, sax baritono e tenore, che ha raccolto intorno a sé Shabaka Hutchings, sax tenore, Tom Skinner, batteria, Ruth Goller, basso, Kushal Gaya, voce, Satin Singh percussioni, produce Leafcutter John che si è occupato dell’elettronica. L’etichetta presenta il disco come “the sound of Cairo ’57, Cologne ’72, New York ’78 and London 2013”, ed il nome del gruppo, non a caso, è ripreso da un brano di James Chance.

 

Otto brani intrisi nel profondo di afrobeat, funky, tribalismo, jazz e attitudine punk, perché la musica di Melt Yourself Down è sovversiva, esplosiva, incontrollabile, ideale colonna sonora di ribellioni di strada colorate e sorridenti, ma anche terribilmente incazzate. Ha le sue radici in Fela Kuti, nell’ethiopic jazz, nella no/new wave funky di James Chance e Rip Rig & Panic, nel kraut rock dei Can, nelle melodie mediorientali. Innanzitutto è musica che chiama alla danza, ad un ascolto fisico, invito al moto perpetuo, ricco di sensualità e furia orgiastica fra riff fiatistici incendiari, impennate free e groove ritmici frenetici imposti dal basso e dalle percussioni, mentre l’elettronica di Leafcutter John dà concretezza urbana al suono e il canto selvaggio di Kushal Gaya, con influenze non soltanto nell’afrobeat, ma anche nel Melt Yourself Down MELT YOURSELF DOWNdancefloor reggae o, se preferite, nel raggamuffin (si ascolti Tuna) rappresenta un efficace tocco dinamitardo in più. Più vicini all’ensemble brasiliano Abayomy Afrobeat Orquestra che agli svedesi Goat, questi ultimi più orientati verso il rock e la psichedelia, per citare due dischi che all’afrobeat fanno esplicito riferimento e che hanno più di un punto di contatto con i nostri, il disco dell’ensemble londinese irrompe con irresistibile potenza nelle nostre teste, scuote i nervi e i muscoli, travolge in un’onda sonora calda e scintillante che riesce a rendere l’incredibile energia dei loro set dal vivo, su youtube ne troverete diversi, in attesa magari di vederli qui da noi godiamoci allora questa loro prima prova su disco.

Voto: 7.5/10
Ignazio Gulotta

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