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29 maggio 2012 , ,

Fay Hallam & The Bongolian

LOST IN SOUND

2012 - Blow Up
[Uscita: 7/05/2012]

Fay Hallam & The Bongolian: "Lost In Sound# Consigliato da DISTORSIONI

 

Certo che leggere della carriera artistica di Fay Hallam fa una certa impressione: 25 anni di attività, a partire da band seminali quali Makin' Time e Prime Movers (con l'ex Prisoners Graham Day) fino al più recente progetto a nome Phaze e quindi con Fay Hallam Trinity. Tastierista di grande talento (molto apprezzata per il notevolissimo groove all'organo Hammond ma anche per le non comuni doti vocali), Fay è da tempo una vera e propria icona Mod, nonchè un personaggio di riferimento quando si parla di sonorità garage-beat 80's e contaminazioni soul, Hammond-beat di metà anni sessanta con influenze che spaziano a tutto campo dall' R 'n' B di estrazione black fino al rock britannico degli anni sessanta e settanta.

 

Intercetto così il suo penultimo album, "1975" (datato 2009) un disco intenso e dolente dedicato alla memoria del padre (Frank Hallam, organista, pianista e cantante) scomparso l' anno precedente, prima di dedicarmi all' ascolto di questo nuovo lavoro, "Lost In Sound". E si parte subito con un brano dal riff e dal piglio decisamente beat (Freefall) che scuote e fa battere il piede con una voce che si impenna e fa pensare alle meraviglie canore di Grace Slick in Get off the bus dove puro e coloratissimo sound 60's incontra il calore del groove anni settanta, per poi passare al basso pulsante di Dancing, quasi disco, mentre Lights are coming down ha toni più intimi e un po' orchestrali che si sciolgono in un ritornello che ricorda, nella melodia, il sensazionale pop psichedelico di Black hole sun (Soundgarden) per confluire in una vena acida sferzata dall' Hammond: il brano più lungo e complesso dell' album. Non mancano nemmeno raffinate incursioni bossa, più jazzy in I can't cry (con effetti laser e schegge di organo acido), più delicata e allegramente tropicale nei toni percussivi di Shallow Moon.

 

Il tutto condito da vellutato soul vocale, avvolgente e appassionato o in crescendo come nella marcetta a passo di Hammond-beat di Alive. La title-track è commovente nella sua atmosfera da party della Domenica pomeriggio, dove ci si scalda ballando northern soul intriso di bollente groove, cercando di non pensare alla pioggia, alla nebbia e al freddo invernale: lost in sound per sognare ad occhi aperti. Il finale vede Fay e soci all' opera con il brano forse più acido del lotto, fra ritmi sempre ballabili e lampi di Hammond che arricchiscono come sempre il contributo vocale, in questo caso filtrato a rendere ancora più lisergico il tutto. Poco più di mezz' ora godibilissima che farà, naturalmente, la gioia di tutti i fans del mod-sound e del neo-beat. Ma non solo: quando c' è la passione, vera e autentica che fa correre le note, allora non esistono più generi e colori di parte ma solo meravigliosa musica. Inno alla vita.

Andrea Fornasari

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