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1 Gennaio 2012 ,

Amy Winehouse LIONESS:HIDDEN TREASURES

2011 - Island-Universal
[Uscita: 15/12/2011]

Quando ormai si erano perse le tracce di questo fantomatico album postumo della compianta e turbolenta cantante inglese ecco finalmente giungere a noi il terzo capitolo di una breve ma acclamatissima carriera, che ha visto per l'amata signorina Winehouse una rapida ascesa ed un altrettanto veloce caduta negli inferi.

Per una maggiore conoscenza di tutto questo vi rimando al mio approfondimento post mortem nel quale illuminavo luci ed ombre di un personaggio che da qualunque lato si voglia inquadrare rimarrà sempre una figura carismatica di questo decennio zero.

Questo "Lioness: Hidden Treasures" promette fin dal titolo gioielli nascosti, a cominciare dalla splendida foto di copertina con una Amy in una rara posa di candida purezza, ben lontana dai suoi eccessi finali, mentre delle 12 tracce presenti si segnalano tre inediti assoluti, più varie outtakes già note riarrangiate e riproposte in abito da sera per l'occasione.

Il disco ascoltato tutto di un fiato e senza considerare che le canzoni spaziano dal 2002 ad oggi appare davvero splendido, di gran classe, con la voce della Winehouse mai così brillante, senza o quasi gli arrangiamenti fuori luogo che avevano infestato alcune produzioni precedenti.

Amy canta divinamente come sempre, mi risulta difficile selezionare qualcosa: in particolare le covers presenti e che occupano gran parte dell'album sono una meglio dell'altra mentre sono solo quattro i brani a firma Winehouse, Between the cheats più vari brani riproposti in versioni alternative o original recording come si usa dire, tra questi Valerie, Half time e Wake up alone ripulite da inutili orpelli e quasi preferibili alle precedenti versioni.

Una menzione a parte per la delicata cover dell'evergreen della bossanova brasiliana The Girl from Ipanema di Carlos Jobim e Vinicius De Moraes, incisa alla verde età di 18 anni, con la ragazzina ancora ignara di alcool e droghe, e non da meno il duetto, già noto, con Tony Bennett in Body and soul, e qui la Winehouse è perfettamente a suo agio.

Come non commuoversi poi con questa nuova take di Will you still love me tomorrow della celebre coppia Goffin King, resa al meglio in un difficile confronto e lo stesso si può dire della dimenticata A song for you di Leon Russell (chi se lo ricorda?), posta quale degna chiusura del disco.

Quello che sorprende di più è constatare e ribadire le condizioni critiche e fisiche della cantante negli anni susseguenti a "Back in Black" (2008), se pensiamo che a giudicare da quanto pubblicato qui sono davvero poche le tracce davvero nuove che Amy è riuscita ad incidere in questo periodo: allo stesso tempo sono grato una volta tanto alle bistrattate majors, e la Island è una di queste, che hanno proposto stavolta davvero materiale di qualità, piuttosto che infilare dentro il disco inedito materiale di scarto.

Dico questo col fondato timore di essere smentito da successive e speculative opere postume sulla nostra eroina, anzi ho già il sospetto che prima di natale farà la sua comparsa la deluxe o bonus edition di Lioness, tanto in voga di questi tempi, così come sono certo che registrazioni live o shows inediti faranno la loro comparsa in un immediato futuro. Insomma è più che fondato il timore che questi tesori nascosti siano solo il preludio ad altre produzioni similari: se saranno tutte di questo livello ben vengano.

Ribadendo il mio giudizio positivo sul disco, sempre considerato nel suo insieme come fosse a tutti gli effetti un disco nuovo, "Lioness: Hidden Treasures" si allinea perfettamente al meglio della produzione passata della Winehouse, e rimane una preziosa testimonianza delle non comuni capacità vocali di un talento bruciato troppo in fretta.

Ricardo Martillos
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