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30 ottobre 2012 , ,

J.C.Satàn

FARAWAY LAND

2012 - Teenage Menopause Records
[Uscita: 22/10/2012]

.C. SATAN, Faraway Land, Teenage Menopause Records# Consigliato da DISTORSIONI

 

Tornano i J.C. Satàn con un disco di rock grasso e pastoso come l’inquietante olio su tela che hanno scelto come copertina di questo "Faraway Land", terza prova sulla lunga distanza della band di Bordeaux. Il loro impasto di garage rock, psichedelia e freak punk poggia sulle solide basi di un fuzz crepitante e corposo, che dona alle canzoni un surplus di potenza da cui la band sembra estrarre con mefistofelica violenza  i propri pezzi. L’inquietante e quasi sabbathiano incipit di Land, il pezzo che apre il disco, preannuncia un album che rispetto al precedente "Hell Death Samba" concede meno spazi alla pacatezza e spinge le manopole del volume e della distorsione al massimo, anche quando vorrebbe essere rilassato e più introspettivo: i pezzi serpeggiano al di sotto di uno strato limaccioso di suono, tra chitarre gonfie e una sezione ritmica che squarcia il muro del suono. La cosa bella dei J.C. Satàn è la loro capacità di recuperare materiale e idee provenienti dal passato (il garage, il punk, la psichedelia barrettiana e, perché no, beatlesiana, ma anche il noise e certa no-wave) senza la minima attitudine retrò o revivalistica: nonostante le influenze riescono a suonare contemporanei e soprattutto consci del loro sound. E in questi tempi di costante e continuo revival di tutto, per cui non si è nessuno se non si assomiglia a qualcuno, credetemi, non è poco.

 

Ma questo è soprattutto un disco di rock’n’roll potentissimo: Faraway Land, Dragons, Damnation, Believe Me – e mi fermo qui perché bisognerebbe citare tutti i pezzi dell’album –  sono canzoni che pretendono il volume altissimo in fase d’ascolto, e hanno lo stesso effetto d’un cazzotto nei denti ben assestato: stordiscono e stupiscono. Anche nei momenti sulla carta più rilassati, come nell’acida ballata Psalm 6  o in The Last Episode (brano che conclude il disco), la band non riesce a non montar su un muro di suono che trasporta i toni quasi sognanti della melodia intonata dall’algida voce femminile e delle chitarre quasi pinkfloydiane (specie in The Last Episode) dentro un’orgia di fuzz e un maelstrom stereofonico di piatti picchiati come se non ci fosse un domani. Faraway Land è un disco in cui i suoni più che uscire dalle casse esplodono attraverso di esse (ascoltate un pezzo come Song per capire di che parlo): una grandeur sonora che riesce a non essere mai pacchiana, ma solo gonfia di rock’n’roll. Un disco che conferma le grosse potenzialità di una band tra le più interessanti del panorama underground europeo.

Luca Verrelli

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