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3 agosto 2016 ,

Charlie Hunter

EVERYBODY HAS A PLAN UNTIL THEY GET PUNCHED IN THE MOUTH

2016 - GroundUP Music
[Uscita: 22/07/2016]

Stati Uniti   #consigliatodadistorsioni    

 

Charlie_HunterDefinire Charlie Hunter un chitarrista jazz è riduttivo; ai limiti dell'offensivo. Il modo in cui questo artista nativo di Rhode Island ma cresciuto in California (ed ex allievo di Joe Satriani) suona il suo strumento lascia molti colleghi musicisti, come minimo, interdetti. Lasciamo perdere il "dettaglio" che Hunter è in grado di eseguire la linea di basso, la parte ritmica e di improvvisare allo stesso tempo, suonando strane chitarre ibride a sette o otto corde (che non sono come quelle che si vedono nel metal: queste hanno cinque corde di chitarra e due o tre corde di un basso). Hunter spazia dal jazz al funk, alla fusion, sino alla musica latina, senza scordare per strada il blues, ovviamente. Alle soglie dei cinquant'anni ha ormai all'attivo 17 album da leader (questo è il diciottesimo) pubblicati in una carriera trentennale, cui se ne aggiungono altri venticinque come side-man, realizzati nello stesso lasso di tempo. Charlie Hunter è una macchina, con un'attività intensa e costante dal 1993 non solo dentro gli studi di registrazione e sui palchi di tutto il mondo, ma anche nel dar vita ad iniziative come l'Independent Music Award, nel 2001, quando fece anche parte della giuria dell'edizione inaugurale. Il suo nuovo lavoro in studio, "Everybody Has A Plan Until They Get Punched In The Mouth" (dal titolo chiaramente ispirato alla celebre frase del pugile Mike Tyson), esce su GroundUP Music

 

Si tratta di un tipico disco di Charlie Hunter, in cui le molteplici influenze a cui all'artista piace esporsi trovano una sintesi praticamente perfetta in dieci brani molto ben Charlie Hunterconfezionati, nei quali lo spazio all'aspetto compositivo prevale nettamente sull'impulso ad emergere ad ogni costo con il proprio strumento, diversamente da quel che capita con altri chitarristi. Charlie Hunter lascia grande spazio alle eccellenti collaborazioni di cui -come sempre- si avvale. Con lui ci sono i "soliti" Bobby Previte alla batteria e percussioni e Curtis Fowlkes al trombone, cui si aggiunge l'ottimo Kirk Knuffke alla tromba ed alla cornetta, con cui il trio aveva comunque già lavorato in passato.  I dieci pezzi -per una volta, dai titoli divertenti e quasi buffi- molto diversi per genere gli uni dagli altri, ma tutti ben scritti ed eseguiti, rendono oggettivamente difficile una scelta: si va dall' charlieuptempo di Leave Him Lay sino al blues di (Whish I was) Already Paid And On My Way Home e di Big Bill's Blues, alla rumba di Latin For Travelers, alla fusion di No Money, No Honey. Sia chiaro: in questo disco non c'è ricerca, non c'è voglia di spingersi in terreni inesplorati. C'è però tanta voglia di intrattenere l'ascoltatore, a tratti di divertirlo (si ascolti, ad esempio, The Gyus. Get. Shirts., il brano di chiusura dell'album, con i suoi arrangiamenti che a tratti si avvicinano alla musica da rivista), mettendo in campo tutto il "mestiere" e l'affiatamento di un quartetto molto ben collaudato.

 

Voto: 7/10
Valerio Pugliese

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