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22 Giugno 2018 , ,

Lay Llamas THUBAN

2018 - Rocket Recordings
[Uscita: 15/06/2018]

 #consigliatodadistorsioni    

 

lay llamas a2517526505_10C’è stata molta attesa nella scena underground psichedelica per il ritorno dei Lay Llamas di Nicola Giunta, che hanno visto l’abbandono del co-fondatore Gioele Valenti (JUJU) che negli ultimi anni è diventato una garanzia in campo neo-psichedelico europeo. Il musicista siciliano a quattro anni dal debutto in casa Rocket Recordings “Østro” immette nuove coordinate per il suo viaggio sonoro, perché nell’immaginario dei Lay Llamas la musica è sinonimo di viaggio attraverso il tempo e lo spazio, un ponte tra ere ancestrali e future: la guida di questo trip musicale è appunto “Thuban”, parola araba per “drago, serpente” ma anche uno dei nomi di Alpha Draconis, che tra il 4000 e il 2000 a.c. è transitata nei nostri cieli come stella polare. Un viaggio dunque che alla ricerca di una metaforica stella polare tocca le coste mediterranee per transitare nell’africa equatoriale e muoversi verso incontaminati paesaggi alieni, come si può intuire dall’iniziale e misterica Eye-Chest People’s Dance Ritual, un diafano electro-pop filtrato da una sensibilità kraut che si ripropone nell’afro-pop solare di Holy Worms, nel segno di un’ipnotica reiterazione. 

 

giunta 0012996700_10Lo spazio più profondo è scandagliato dalla doppietta Silver Sun-Cults and Rites From The Black Cliff (con la partecipazione dei Clinic) dove si erge un atonale sax prima su un motorik (il pensiero va agli Hawkwind) e poi su un pow-wow post-punk. I rituali afro-pop rivivono in Altair (altra stella, della costellazione dell’Aquila) grazie alle litanie di Goat-shee (Goat)

I passaggi successivi costruiscono sulle macerie etniche esempi di psichedelia post-industriale come Fight Fire With Fire, il testo apocalittico e distopico è stato scritto e recitato da Mark Stewart del Pop Group, che tracima per quasi 9 minuti un minaccioso dub oscuro. Chronicles From The Fourth Planet riverbera in eco quasi western una melodia maghrebina che si dissolve nell’electro-pop etereo di Coffins on a Tree, A Black LayLlamas_1_2Braid On Our Way To HomeLay Llamas conferma le istanze di "Østro" e ne irrobustisce i tratti: una psichedelia proveniente dagli ’80 che ha ben poco di lisergico, che suona tanto più oscura tanto più cerca un collegamento con la musica primigena africana. In tempi in cui il panorama musicale (e non) sembra essersi impoverito di concetti, Nicola Giunta/Lay Llamas (qui nelle due foto) imprime all’esplorazione sonora un significato più profondo, di conoscenza e riflessione sul destino dell’uomo nel mondo in cui viviamo. In tempi come questi, "Thuban" può essere davvero un’ottima guida spirituale.  

 

Voto: 8/10
Ruben Gavilli

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