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17 dicembre 2012

Fuzz Orchestra

MORIRE PER LA PATRIA

2012 - Wallace, Escape from Today, Boring Machines, Brigadisco, Offset, Hysm?, Bloody Sound Fucktory, Il Verso del Cinghiale, From Scratch
[Uscita: 4/12/2012]

Fuzz Orchestra - "Morire per la Patria" (Wallace, Escape from Today, Boring Machines, Brigadisco, Offset, Hysm?, Bloody Sound Fucktory, Il Verso del Cinghiale, From Scratch, 4 Dicembre 2012# Consigliato da DISTORSIONI

 

"Morire per la Patria" è il terzo disco della Fuzz Orchestra dopo le due superbe prove precedenti: l'omonimo del 2007 e "Comunicato n°2" (2009). E' forse la chiusura di un cerchio per ciò che concerne il loro manifesto ideologico. Credo che frase più dissacrante e provocatoria per esprimere amarezza, dissenso e protesta proprio non potevano trovare. Morire per la Patria in un mondo in cui tutti gli ideali sono stati traditi, morire per una Patria corrotta che ci ha usurpato di tutto, morire come sacrificio estremo ed eroico della propria persona per difendere un sistema in cui ci si sente parte integrante e il suo perfetto opposto: morire d'inedia. Morire come radicale disfacimento nichilista di chi non spera più. Un capovolgimento totale, un annientamento, un annegare repentino nel fango. L'impianto scenico che mettono su per declamare il loro ferale grido di atterrimento e ripudio è purpureo e plumbeo di rabbia malcelata, sferragliante e abrasivo come un'estrema barricata di difesa. C'è tensione graffiante, c'è sangue e dolore, c'è ossessiva difesa ermetica, c'è presagio catastrofista resi perfettamente dalla batteria che accoglie nel terzetto il nuovo arrivato Paolo Mongardi.

 

L'influenza delle sue passate militanze in Zeus! Ronin e Jennifer Gentle non può sfuggire nella forgiatura del nuovo sound Fuzz Orchestra. Così come non possono sfuggire i tocchi pregnanti della presenza di Xabier Iriondo che suona la chitarra in Viene il vento e l'imprimitur Bar la Muerte che ricollega il disco al filone inaugurato da Nicola Manzan con "Il nuovissimo mondo" e proseguito in modo definitivo nel progetto Bologna Violenta. Mi riferisco al citazionismo, alla tecnica cut up, al cyber grind-core asfissiante e lacerante e lo sguardo cupo sospeso tra la violenza e il disfattismo che ci ha riportato alla ripresa dei b-movies e dei polizziotteschi degli anni '70. I film di Fulci, fuzz orchestraPetri, Lenzi e Di Leo, che in pratica ci tratteggiano l'Italia nera della capitolazione e dei compromessi, la vera faccia della Milano da bere e del benessere post boom economico. Non a caso si ritrovano presenze che come dicevo sopra chiudono nel modo più perfetto il cerchio.

 

Mi riferisco a Enrico Gabrielli che si occupa dei fiati ne Il Paese incantato e che ci rimanda al bagaglio esperienziale di Zeus! e Calibro 35, ormai indiscussi maestri del genere. Il disco trasuda insofferenza e fervore, sete di riscatto e sospensione esistenzialista. Le liriche sono mordaci, crepitanti di satira amara e disperate d'inerzia da omologazione. Ogni pezzo è intimamente collegato ad una trama ritmica e di costruzione emotiva ben precisa. Metafore, simbolismi, frammentazioni, distorsioni, grovigli, aggressività e stasi. Un disco palpitante e sanguigno, un anelito, un moto estremo di sopravvivenza e di riappropriazione identitaria. Una carellata visionaria che ci riconsegna istinto, vitalità e forza. Quella forza per cui non è mai lecito e non è mai troppo abbassare la testa. Una grande lezione Fuzz Orchestra a cui non si può non plaudire.

 

Romina Baldoni

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