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26 marzo 2013 ,

Walter Marocchi Mala Hierba

ALISACHNI

2013 - Working Bee/Lunatik
[Uscita: 27/01/2013]

Walter Marocchi - Malahierba “ALISACHNI”  27.1.2013 – Working Bee/LunatikDifficile inquadrare questo disco, ma credo che il suo autore sia piuttosto orgoglioso di quello che vi sto dicendo. Basta dare un’occhiata alla dichiarazione programmatica contenuta nella seconda pagina del booklet inserito nel digipack, infatti, per capire che l’intento principale di Marocchi e del collettivo Malahierba è proprio quello di attingere da ogni genere, da ogni tradizione, per ottenere un risultato che non vuol essere filologico, ma che intende trarre da ogni influenza il materiale per una rilettura originale. Probabilmente in questo sta l’”alisachni”, in greco il sale che si deposita sugli scogli con l’incessante fluire delle onde e delle maree, come le musiche del mondo si depositano sulle dita dei musicisti dell’”erba cattiva” nell’esecuzione degli undici brani che compongono questo disco. Dentro i quali si trova, giustamente, un po’ di tutto, dal jazz-rock tra Perigeo e Area a strane commistioni tra reggae e musica balcanica, dai profumi di blues al tango, alle nenie orientali. Per ottenere questi risultati ci vuole cervello, ma anche tecnica e in questo i nostri sono assai dotati. Il titolare dell’impresa è un ottimo chitarrista acustico ed elettrico, e si diletta anche al bouzouki.

 

I suoi soci sono Fabrizio Mocata, piano, tastiere, melodica e bandoneon; Felice Clemente, sassofoni; Antonio Neglia, chitarra classica, bandurria (specie di chitarra di origine portoghese), percussioni, flauto, ciaramella; Carlo Ferrara, basso; Stefano Lazzari, batteria e percussioni; Roberto Romano, clarinetto e duduk, strumento balcanico a doppia ancia; Fabrizio Barbareschi, percussioni, Ornella Vinci, Altin Manaf, Giovanna Ferrara, Giorgio Riberto e il coro “Aquilante” alle voci. Tutti professionisti di livello, che, infatti, ottengono un risultato adeguato. Veniamo alla tracklist: si parte con Apolide, in cui l’anima jazzistica dei nostri viene a galla, sfociando in un’improvvisazione collettiva, poi si rimane in un ambito simile (con le dovute cautele) con Il Mago Del Memè, che, se mi posso permettere, profuma di Arti & Mestieri (miei concittadini, qualcuno se li ricorda?). La giostra gira, ed ecco il Tango Del Pesce Azzurro, in cui si balla al ritmo di ricette a base di acciughe, seguita da Hobo, omaggio blues ai lavoratori migranti (loro malgrado, essendo senzatetto) della tradizione americana.

 

Si prosegue con le sonorità latine di La Cueva Del Gato, toccante, con la voce di Ornella Vinci e del coro Aquilante, poi con il crescendo pianistico di Nidi, una sintesi di influenze world e jazz, quindi è la volta di Trebisonda, in cui si costruisce un incredibile ponte tra il Mar Nero e Kingston. Il risultato è tanto stupefacente quanto convincente, per uno dei brani più riusciti del disco. Atmosfere balcaniche anche per Yalistan, diviso in due parti, a supportare la voce che recita due poesie di un autore greco e di uno turco, nelle rispettive lingue, a ricordare il trattato di Losanna, dove, nel 1923, Grecia e Turchia si accordarono per trasferirsi (direi meglio deportare) vicendevolmente musulmani e cristiani ortodossi. È poi la volta di Esuli, un pezzo dilatato, “atmosferico”, condotto dal sax soprano, per un’atmosfera un po’ alla Perigeo, quindi si arriva a Foradada, ispirata ad uno scoglio nella zona di Capo Caccia, in Sardegna, a cui la bandurria, la ciaramella e la melodica danno un sapore etnico molto evocativo, per terminare con Passaggi, quasi un’improvvisazione in studio, una specie di canovaccio jazz/rock sul quale si sviluppano gli assolo del piano e del sax, registrata con tanto di prove. Bene, devo confessare che questo genere di approccio “interculturale” mi è particolarmente gradito, così come certe sonorità che mi riportano ai mai tanto rimpianti anni ’70. Quindi sono di parte, ma ho trovato questo disco veramente piacevole.

Voto: 8/10
Luca Sanna

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