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19 febbraio 2013 , ,

Beach Fossils

CLASH THE TRUTH

2013 - Captured Tracks
[Uscita: 19/02/2013]

Beach Fossils – Clash the truth     La creatura di Dustin Payseur, newyorkese di Brooklyn che segnò il suo esordio su Captured Tracks (la stessa di Wild Nothing, DIIV e Soft Moon) con il disco omonimo del 2010, arriva al secondo lavoro sulla lunga distanza, dopo l’EP “What a Pleasure” del 2011, complice anche la produzione di Ben Greenberg dei The Men. Lo dico subito, “Clash the truth” il lavoro di Payseur, se anche questa volta ha goduto di una realizzazione pressoché univoca (tranne che per due tracce, ad opera del batterista,Tommy Gardner) non è però riuscito ad uscire da una certa noia di fondo dovuta fondamentalmente alla riproposizione anche ridondante di un tessuto sonoro fatto di chitarre Jingle Jangle, una batteria spesso in secondo piano seppur capace di una maggiore varietà rispetto al disco d’esordio  e linee di basso pulsanti ma mai particolarmente ricordabili.

 

Beh, la cosa in sè non sarebbe niente male verrebbe da dire, se però questa formula la ripeti per quattordici brani con l’idea di trasporre su disco l’energia che contraddistingue i live della band il rischio di risultare monotoni alla fine diventa altissimo. Certamente ci sono episodi che spiccano come il secondo singolo Careless con un bell’intermezzo chitarristico in stile dream pop, oppure In Vertigo dove la voce melodicamente borbottante di Payseur si incrocia con la voce eterea della Blonde Redhead, Kazu Makino; c’è spazio per la chitarra del primo singolo,  Shallow, che accompagna brillantemente la sua melodia catchy e per il tessuto più acustico di Sleep apnea  così come per le chitarre in stile Smashing Pumpkins di Generational synthetic  a testimoniare che, certamente, le strutture sonore si sono fatte più complesse rispetto al lavoro precedente.

 

L’impressione generale però, complici i rimanenti brani che non sembrano togliere ma soprattutto aggiungere nulla, è di girare in cerchio, sapientemente  trasportati dalle strutture molto ritmiche dei vari brani. La sensazione è che l’abbandono della band da parte degli altri membri che erano arrivati a dare al gruppo Beach Fossils – Clash the truth     una sua connotazione specifica, elevandoli dalla moltitudine di gruppi Lo-Fi dell’area di Brooklyn (per intenderci  Cole Smith autore del progetto DIIV e John Peña ora negli Heavenly Beat) abbia lasciato al timone un Payseur capace di uscire dal circolo vizioso di un Lo-Fi da cameretta  trasportato su disco.

 

Payseur crea qualcosa di diverso, un percorso per certi aspetti inverso a quello di molte indie band brave a realizzare ottimi dischi in studio ma, incapaci poi, di trasportare la stessa emotività live. Una curiosità: durante il periodo di realizzazione del disco, lo studio dove il gruppo stava registrando è stato spazzato via dall’uragano Sandy, così che la band ha dovuto traslocare in un nuovo studio per poter terminare il lavoro. In conclusione, un passo avanti che però risente di una eccessiva lunghezza (cosa abbastanza strana per il genere) che rende il tutto un po’ piatto. Probabilmente, se si fossero tagliati tre/quattro brani si sarebbe riusciti a rendere l’ascolto più fluido, a vantaggio di un giudizio finale maggiormente positivo ma la strada intrapresa sembra quella giusta.

Voto: 6/10
Ubaldo Tarantino

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