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17 marzo 2015

Noel Gallagher’s High Flying Birds

CHASING YESTERDAY

2015 - Sour Mash
[Uscita: 02/03/2015]

Inghilterra

 

noel gallagherfolderCi sono persone a cui la genetica, qualche oscura divinità, oppure, più probabilmente, l’imperscrutabile Fattore “C” hanno fatto dono di un particolare talento. Certamente il signor Noel Thomas David Gallagher, quarantasettenne mancuniano, chitarrista e compositore, membro fondatore dei beneamati Oasis, fa parte di questa schiera. Quella di coloro che, senza particolare originalità né ricerca, sono in grado di tirar fuori dal pentagramma piccoli gioielli, canzoni che segnano le epoche. Per alcuni dei suoi capolavori - ci si lasci citare a personale, sindacabilissimo titolo d’esempio Don’t Look Back In Anger, Some Might Say e Champagne Supernova, ma potremmo riempire una paginata di titoli - merita un posto nell’empireo dei songwriters, in compagnia di un paio di Paul (McCartney e Weller), di un Julian (Cope), per restare nelle Isole Britanniche. Dopo gli elogi, però, viene la dura realtà: il nostro Noel è alla seconda prova della sua carriera post-Oasis, in compagnia dei fidi High Flying Birds. 

 

Ma se il primo, omonimo album aveva dato adito a speranze di un luminoso futuro, questo “Chasing Yesterday”, in perfetta assonanza con il titolo, va alla ricerca dei fasti del passato, più che cercare nuove strade o, quantomeno, si mantiene sulla falsariga dell’opera precedente, senza quel colpo d’ala che, è il duro destino dei genii, da uno come lui i fans, dei quali ci onoriamo di far parte, si aspettano sempre. Sia chiaro, non è un Noel Gallagherbrutto disco, Noel sa scrivere sempre belle canzoni, peccato che siano “soltanto” questo. Quindi, inserito il CD nel nostro lettore, i tre quarti d’ora della sua durata passano piacevolmente ma, come si usa dire, la musica “entra da un orecchio ed esce dall’altro”, senza sollevare troppo il nostro livello di attenzione e senza lasciare traccia. Leggermente sopra la media si situano il singolo In The Heat Of The Moment e la chitarrosa Lock All The Doors, per le quali si potrebbe parlare di “ritorno degli Oasis” se solo a cantarle fosse Liam, The Dying Of The Lights, una bella ballata tipicamente gallagheriana e l’atmosferica The Right Stuff, con allegato assolone di chitarra e, addirittura, zampate di sax, che Gallagher ha qualificato, in una recente intervista, “una tra le sue dodici migliori canzoni”. Non essendo d’accordo, ci accomiatiamo senza entusiasmo da un disco non oltre una risicata sufficienza.    

Voto: 6/10
Luca Sanna

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