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13 maggio 2016 ,

Feeding Fingers

ATTEND

2016 - Sounds For Sure
[Uscita: 09/02/2016]

Stati Uniti     

 

feedingfingers_attendLa storia dei Feeding Fingers comincia ad Atlanta, Georgia, nel 2005 e vede il loro leader, o forse sarebbe meglio dire il loro deus ex machina, Justin Curfman, artista visuale d’avanguardia oltre che musicista, intento alla pre-produzione del suo film d’animazione in stop motion “Ticks”. Come colonna sonora di quest’opera cinematografica, il nostro aveva predisposto una ventina di pezzi, ma nel frattempo cambia idea e decide invece di farne l’oggetto di un progetto musicale, che prenderà il nome, appunto, di Feeding Fingers. Il gruppo, inizialmente un trio, è sostanzialmente l’emanazione di Curfman, cantante e polistrumentista (violino, tastiere, chitarra, basso, ukulele, kalimba e batteria), che si circonda per le performance dal vivo di vari musicisti. Il primo disco, “Wound In Wall”, va alle stampe nel 2007, seguito da altre tre prove sulla lunga distanza e da una serie di EP usciti intorno al 2012. In questo periodo Curfman emigra da oltre Atlantico verso la Germania, quindi si stabilisce a Salisburgo, dove termina la produzione di “The Occupant”, il lavoro precedente questo monumentale triplo LP, collaborando anche con musicisti di estrazione classica e con il locale coro di bambini. L’operazione non ha seguito. 

 

Attend” è infatti un lavoro di stretta osservanza dark/wave, la voce del bandleader insiste su toni acuti, ricordando piuttosto chiaramente quella di Robert Smith dei Cure, numi tutelari del genere. Le venticinque canzoni che compongono il disco, in maggioranza di justindurata piuttosto prolungata, sono piuttosto monocordi, i suoni “anni ottanta” predominano, con qualche strambo interludio acustico. Ogni tanto compaiono in sottofondo recitativi sepolcrali, altre volte risuonano strumenti meno consueti, come la kalimba del singolo Your Candied Laughter Crawls, o i sassofoni dissonanti di And Crayon Toxic Twins. Ma non si esce comunque dal clichè impostato sin dall’inizio del disco. Non è agevole reperire, nonostante un materiale così abbondante, pezzi che colpiscano davvero l’ascoltatore, catturandone l’interesse per originalità o qualità. L’ambizioso Justin Curfman (foto a destra) avrebbe dovuto applicare una maggiore sintesi, fare scelte più restrittive: fatto sta che l’ascolto dell’intera opera è davvero defatigante, rendendo il lavoro probabilmente adatto ad un pubblico di appassionati del genere, certo non particolarmente fruibile per un pubblico non avvezzo alle cupezze darkeggianti.    

  

Voto: 6/10
Luca Sanna

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