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3 marzo 2012 , ,

Cloud Nothings

ATTACK ON MEMORY

2012 - Carpark
[Uscita: 24/01/2012]

CLOUD NOTHINGS: “Attack On Memory”# Consigliato da DISTORSIONI

 

Nel ciclico processo musicale di derivazione ed ispirazione, sembra esserci una costante, la capacità di saper reinterpretare: un genere, un’influenza, un periodo, un’attitudine, tutto è modellabile, nulla è definitivo. Un gioco di rivisitazione dalle essenziali quanto basilari regole, la giusta ispirazione, buoni interpreti ed un’ottima produzione. Verrebbe allora da pensare che affidarsi in cabina di regia a Steve Albini sia sinonimo di prevedibile successo, di elogi straordinari, d’intuizioni visionarie, ed in questo caso che il binomio, ventenne di Cleveland, Dylan Baldi (anima dei Cloud Nothings), e un produttore dall’aurea leggendaria possano rivelarsi davvero una buona intuizione. Dunque come reagire a questo “Attacks on Memory”? Per di più se la materia è composta da otto canzoni per trentacinque minuti di musica? La risposta è piuttosto semplice ed è contenuta nell’efficacia di questo disco. Un mondo in bilico fra infatuazioni post punk, alt-rock, richiami pop-core, carrellate hardcore, ed echi noise-emo core. Generi diversi, nuova linfa. Affinità stilistiche e temporali, dal grunge agli Strokes. Nostalgia musicale, old school dura e pura.

 

I Cloud Nothings non fanno sconti, citazionisti e cultori del passato, vanno dritti allo scopo, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale: la qualità. Steve Albini, quintessenza musicale, come regista e suggeritore, conduce la band americana verso un sound di sicuro affidamento, particolarmente efficace. Ben costruite appaiono le due tracks d’apertura, No Future/No Past e Wasted Days. La prima cavalca la litania vocale di Baldi in una nenia esistenziale/tormentata tendente al versante 'Seattle', la seconda si lascia avvolgere da un attacco post-punk, per poi perdersi in un rush finale strumentale imperdibile, ipnotico. La successiva Fall In è l’anima 'pop' dell’album;  semplice ma significativa. Altresì rilevanti appaiono le coinvolgenti Stay Useless, Cut You e Our Plan, nonostante un sapore ed un richiamo agli Strokes  fin troppo evidenti. L’episodio strumentale Separation  è un concentrato di aggressività ed energia allo stato puro, mentre No Sentiment  sembra ripercorrere le linee melodiche di No Future/No Past. Nessuna rivoluzione ma un tuffo nel passato che mai annoia o lascia interdetti. Consacrazione a pieni voti per  i Cloud Nothings, stelle nascenti (o forse assolute?) nell’affollato universo musicale indipendente.

Matteo 'Jimmy Jazz' Giobbi
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